Sessanta anni e non sentirli. Anzi, sentirli tutti, più o meno ogni giorno. Praticamente in ogni angolo del mondo. Era il 31 gennaio del 1958 quando Gianni Agus annunciava al Casinò di Sanremo la prima esibizione al Festival di Domenico Modugno. La canzone si chiamava Nel blu dipinto di blu e il giovane polignanese dovette cantarsela da solo perché nessun interprete si fidò di quel sogno psichedelico e libertino scritto da Franco Migliacci. Che con le canzoni non aveva mai avuto a che fare prima di farsi ispirare da Chagall e da un fiasco di vino d’osteria.
L’esibizione di Modugno cambiò in pochi minuti il modo di cantare e di stare sul palco, e il giorno dopo – mentre l’America raccoglieva la sfida spaziale lanciata dagli Sputnik sovietici – sbancava con la sua personale Space Oddity la kermesse come nessuno aveva fatto prima e avrebbe fatto dopo. Volare sarebbe diventata tra i ritornelli più celebri della musica internazionale, consumando ogni record e dando un impulso primordiale e catalizzatore alla discografia italiana, per poi farsi ideale colonna sonora del boom economico, del Miracolo italiano. E Modugno sarebbe diventato famoso in tutto il mondo come Mister Volare, un successo che avrebbe continuato a meritarsi per una carriera (e una vita) straordinaria.
La ripercorriamo nel nostro lungo e appassionante approfondimento firmato da Antonio Lamorte, che pubblichiamo proprio in occasione dei 60 anni del più grande successo non solo di Modugno, ma della musica italiana in generale. Per continuare ancora a volare.