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Morgan, still dal video “Rutti - Minimal Acoustic Live” (2024)

Morgan replica alle accuse di stalking: «lo capite che il perseguitato sono io?»

La risposta di Marco Castoldi non si è fatta attendere (ma neppure quella dei suoi legali)

L’articolo sulle colonne del Fatto di Selvaggia Luccarelli ha scatenato su Morgan una vera e propria tempesta mediatica. Non solo quello, anche Calcutta è intervenuto sui propri canali social per commentare fatti che lo vedono coinvolto in prima persona. Il cantante, fidanzato di Angelica Schiatti – ovvero l’artista che quattro anni fa aveva denunciato Marco Castoldi per diffamazione e stalking – è stato, secondo la ricostruzione dei fatti della giornalista, a sua volta oggetto di intimidazioni e persino pedinamenti.

Warner, nel frattempo, ha avviato una procedura per rescindere il contratto neo-firmato con l’autore di Altrove e la RAI preso le distanze su un possibile (probabile) contratto per un programma televisivo accanto a Bollani previsto in autunno.

Nel frattempo, sui social, è arrivata la solidarietà di una buona fetta della comunità musicale e dello spettacolo italiana e una prevedibile gogna si è abbattuta su Castoldi. Molti i commentatori che hanno sottolineato quanto questo scandalo abbia con tutta probabilità posto fine alla sua carriera.

In un post su queste pagine il dettaglio su ciò che è accaduto ieri, di seguito alcuni passaggi della replica di Morgan che fin dalle prime battute si dichiara la principale vittima delle accuse gli si sono state mosse. Chiede che si lasci alla giustizia il compito di giudicare («Perché sostituirvi ai tribunali e addirittura condannare prima che ci sia un processo?») e a chi lo ha “licenziato” il beneficio della “prova contraria” («Non si licenzia una persona innocente fino a prova contraria. Sembrate tutti invasati, giudicate, insultate, licenziate, diffamate, sembrate tutti senza la minima intelligenza…»).

 

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La nota dei legali di Morgan

Anche gli avvocati di Morgan, Rossella Gallo e Leonardo Cammarata, hanno diffuso un comunicato stampa dove apprendiamo che un’udienza per un accordo tra le parti è stata fissata il 13 settembre. Sulle colonne di Fanpage, l’avv. di Schiatti, Maria Nirta ha reso noto che la difesa avrebbe offerto 15 mila euro di risarcimento, proposta respinta dalla diretta interessata.

Il procedimento penale è stato instaurato da una querela presentata più di 4 anni fa dalla sig.ra Angelica Schiatti per presunti reati di stalking e diffamazione: questo procedimento era già noto alla stampa che aveva già avuto modo di parlarne. Le presunte condotte, sulle quali si potrà pronunciare solo il Giudice, contestate al sig. Castoldi risalgono al 2020 -2021: si tratta dunque di vicende risalenti a 3-4 anni fa. Nessun altro tipo di reato (come si è letto ad esempio sulla stampa e sui social di “revenge porn” o “maltrattamenti”) è contestato al sig. Castoldi e tantomeno asserite condotte successive al settembre ’21.

È evidente che, in un momento in cui non è successo nulla da un punto di vista sia fattuale che processuale, l’obiettivo della recente onda mediatica è oggi il Giudice del processo, “reo” di avere fissato una udienza per verificare la possibilità prevista dalla legge di trovare un accordo tra le parti rispetto a reati procedibili a querela di parte. È molto grave che si attacchi la persona del magistrato, sindacandone arbitrariamente l’operato senza avere cognizione né competenza in materia, e soprattutto creando una pressione mediatica per condizionarne l’operato, accusandolo di porre in essere la “vittimizzazione secondaria” della persona offesa.

Il processo non è ancora iniziato: nulla è stato ancora vagliato e tantomeno provato; appare dunque scorretto presentare oggi verità assolute prima ancora della verifica dibattimentale: quello che è certo è che i vari magistrati che si sono occupati sino ad oggi della vicenda non hanno mai ritenuto di dovere applicare misure cautelari da codice rosso, evidentemente perché non hanno ravvisato alcun pericolo per la persona offesa, così come altrettanto certa è la presunzione di non colpevolezza, quale principio costituzionalmente garantito.

In queste frenetiche ore sono apparse diverse ricostruzioni dei fatti non rispondenti al vero, funzionali unicamente a fornire una immagine totalmente distorta del sig. Castoldi, gravemente offensive della reputazione e immagine personale, artistica e professionale del medesimo, con indebite ripercussioni sulla sua sfera privata oltreché pubblica, lavorativa, delle quali verranno interessate le autorità giudiziarie competenti.

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