Per David Fincher il capitolo, tra vari tira e molla, era già chiuso subito dopo la seconda stagione. Forte di un bilanciato mix di true crime e fiction, Mindhunter si era guadagnata una fitta schiera di appassionati, ma a fronte degli ingenti costi richiesti per realizzarla, Netflix aveva posto uno stop al progetto.
Nel frattempo, non erano mancati segnali in direzione opposta: il Premio Oscar Asif Kapadia aveva invitato i fan a farsi sentire, ovvero a insistere sul fatto che una terza stagione , ciò che un gran numero di persone desiderava.
Sono trascorsi due anni, i contratti con gli attori sono scaduti da un pezzo, e questa volta è di nuovo Fincher a rimarcare sull’argomento, ribadendo a Le Journal du Dimanche quanto sopracitato. Benché il regista sia molto orgoglioso di quanto prodotto nelle prime due stagioni di Mindhunter, l’alto investimento richiesto dalla serie non ne giustificava la continuazione. Nessuno screzio con la piattaforma, beninteso, il cineasta è il primo ad essersi messo nei loro panni: «non li biasimo, si sono già presi dei bei rischi pubblicando le prime due».
Su SA potete leggere la nostra recensione di Mank, oltre alla recensione delle due stagioni di Mindhunter.