Beatrice Dillon, foto per la stampa (2019)

Migliori Album 2020. La classifica di The WIRE

Dunque ci avranno sorpreso mettendo Fiona Apple al primo posto anche loro? Certo che no, ma gli statunitensi sono comunque ben rappresentati. Primo posto a nostro avviso totalmente condivisibile

Wire, ovvero l’autodefinitosi world’s greatest print (e online) music magazine, ha pubblicato sul numero di gennaio 2021 – già disponibile previo sottoscrizione in digitale – la classifica del meglio dell’anno appena trascorso. E c’è da dire che quando parliamo del popolare magazine specializzato le scelte editoriali sono anche belle importati, di quelle che fanno discutere, vedi l’insurrezione tra i lettori scatenata all’epoca da Far Side Virtual. Non sempre è così, s’intende. La pubblicazione britannica è nota soprattutto per la varietà dei generi proposta (che privilegiano la sperimentazione senza chiudere la porta al formato canzone) e per il suo occhio di riguardo sul sottobosco sperimentale ed elettronico made in UK ed extra occidentale.

Dunque ci avranno sorpreso mettendo Fiona Apple al primo posto anche loro? Stiano tranquilli i detrattori, non è neppure tra i primi venti (è 28°), ma troviamo Bob Dylan  a sventolare altissimo al 4° posto con l’ottimo Rough And Rowdy Ways, terzo di un’infilata di dischi prodotti da artisti statunitensi a piazzarsi nelle prime cinque caselle. Gli altri due sono Moor Mother con Circuit City – una preferita del magazine non certo da questo album – e il collettivo Mourning [A] BLKstar con il da più parti osannato The Cycle. E questo giusto per ribadire che in questa redazione si fanno scelte prettamente musicali, senza cioè disegni politici, quote da rispettare ecc.

Venendo al dunque, a svettare troviamo un disco che abbiamo esaltato anche da queste parti che è Workaround di Beatrice Dillon (e la recensione è del nostro compianto collaboratore Andrea Mi). E non poteva mancare – e anche qui i trascorsi non mentono – un album della scuderia Nyege Nyege Tapes, ovvero il più estremo del buon lotto di uscite pubblicate quest’anno, l’esordio di Duma, un belligerante mix di hardcore punk, grindcore, breakcore e noise.

Tra le scelte discutibili segnaliamo Suite For Max Brown del co-fondatore dei Tortoise Jeff Parker, forse un po’ troppo in alto (6° posto) anche se, del resto, qui a venir premiata è la prestigiosa etichetta International Anthem; Bill Nace con Both (15°) o il Tricky di Fall To Pieces che comunque è penultimo (49°). E gli Autechre? Si posizionano su un onesto 29° posto con Sign mentre un altro Wire favorito come Basinsky è al 16° con l’ottimo Lamentations. Di seguito le prime 10 posizioni. Per la classifica completa vi rimandiamo al sito del magazine.

  1. Beatrice Dillon – Workaround
  2. Moor Mother – Circuit City
  3. Mourning [A] BLKstar – The Cycle
  4. Bob DylanRough And Rowdy Ways
  5. Duma – Duma
  6. Jeff Parker & The New Breed – Suite For Max Brown
  7. Still House Plants – Fast Edit
  8. Jennifer Walshe – A Late Anthology Of Early Music Vol 1: Ancient To
  9. White Boy Scream – Bakunawa
  10. Carl Stone – Stolen Car
Tracklist

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