Il 31 maggio 1995 usciva nelle sale francesi un film destinato a diventare rapidamente non solo un cult della cinematografia d’oltralpe, ma anche una di quelle riflessioni che avrebbero anticipato e non di poco il clima esplosivo della futura Europa. Stiamo parlando ovviamente de L’odio (La Haine, nell’originale) scritto e diretto da Mathieu Kassovitz. La presentazione in anteprima avvenne qualche giorno prima, il 27 maggio, in concorso al Festival di Cannes, dove con sorpresa riuscì a portare a casa il Premio per la miglior regia. Quello di Vinz, qui ritratto da un sensazionale Vincent Cassel (che sarebbe diventato una star internazionale), è il resoconto di uno spaccato crudissimo e minuzioso della situazione di tensione che attanagliava all’epoca le periferie parigine, dove l’odio citato è quello generato dall’impossibilità della convivenza tra diverse etnie, un’intolleranza che sarebbe aumentata a dismisura fino a esplodere completamente vent’anni dopo, a Europa ormai unita sulla carta, ma tutt’altro che solidale nei fatti.
25 anni fa L’odio ebbe in pratica l’effetto di film denuncia quali Il cacciatore di Cimino o Taxi Driver di Scorsese, film che vengono anche esplicitamente citati da Kassovitz (come nella celebre scena dello specchio), e oggi più che mai risulta di un’attualità sconvolgente, sopratutto alla luce dei fatti di questi ultimi giorni (l’omicidio di George Floyd da parte della polizia di Minneapolis), a causa del ritratto poco lusinghiero che riserva alle forze dell’ordine.