Lo scorso anno Holly Herndon si era divertita a prendere in giro un attivista pro Trump che aveva interrotto un discorso pubblico con farneticanti dichiarazioni a proposito dell’elezione rubata: sembra un’era geologica fa, ma la notizia è dello scorso novembre. In quell’occasione le grida dell’uomo erano state convertite utilizzando un software autotune ma oggi torniamo a parlare della compositrice americana per una cosa molto più sofisticata.
Da alcuni anni promulgatrice dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’industria discografica, Herndon ha pubblicato in queste ore il sito Holly+ che permette a ognuno di noi di caricare una qualsivoglia traccia audio per ottenerne in cambio una versione cantata dalla stessa musicista.
I deepfake vocali sono qui per rimanere ma c’è bisogno di trovare la quadra tra il proteggere gli artisti e incoraggiarli a sperimentare con questa nuova ed eccitante tecnologia. Ecco perché stiamo conducendo questo esperimento all’interno di una proprietà condivisa, la voce. La voce è intrinsecamente comunitaria, perché la si apprende per mimesi e tramite il linguaggio. Di fronte a questa complessa problematica, crediamo di aver trovato un modo di permettere alle persone di esibirsi con la mia voce, dando loro l’approvazione ufficiale e invitandole a beneficiare degli introiti che derivino dal suo utilizzo
Holly Herndon
Proprio come l’AI utilizzata per produttore l’ultimo album, Proto, anche quella qui impiegata ha un nome, Twin. A cambiare è la famiglia alla quale l’AI appartiene che è quella dei deepfake, in questo caso audio: a venir sovrapposto non è il volto di qualcuno su quello di qualcun altro ma la voce di Holly a quelle presenti nei file che vengono caricati sul sopracitato sito.