Gino Paoli
Gino Paoli (still dal podcast Tintoria su YouTube, 2024)

È morto Gino Paoli. L’autore di “Il cielo in una stanza” aveva 91 anni

Addio al cantautore de “Il cielo in una stanza” e “Sapore di sale”: aveva 91 anni. La notizia diffusa dalla famiglia

È morto questa notte a 91 anni Gino Paoli, figura centrale della canzone d’autore italiana del Novecento. La notizia è stata diffusa dalla famiglia in una lunga nota riportata da Il Post: “il cantautore ci ha lasciato in serenità e circondato dall’affetto dei suoi cari”.

Autore di classici come Sapore di sale, Il cielo in una stanza e Una lunga storia d’amore, Paoli è stato tra i protagonisti della cosiddetta “scuola genovese”, accanto a Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Luigi Tenco e Fabrizio De André: un movimento che ha ridefinito profondamente il linguaggio della musica leggera italiana tra anni Sessanta e Settanta.

Prima di dedicarsi alla musica, aveva lavorato come pittore e grafico pubblicitario: “Sono entrato nella musica un po’ per caso“, dirà successivamente. La svolta significativa della sua carriera nel 1960, quando pubblica La Gatta e si fa conoscere al grande pubblico. Ma il 1963 sarà un anno cruciale: prima i grandi successi con Sapore di sale Cosa c’è, poi il tentato suicidio, dalla quale sopravviverà con un proiettile nel torace che porterà per tutta la sua vita.

Parallelamente alla carriera solista, Paoli è stato anche autore per interpreti fondamentali della musica italiana, tra cui Patty Pravo, Mina e Ornella Vanoni, con cui condivise un lungo sodalizio umano e artistico. Tra il 2013 e il 2015 aveva inoltre ricoperto il ruolo di presidente della SIAE (Società Italiana degli Autori ed Editori).

Una traiettoria lunga oltre mezzo secolo, che ha lasciato un segno profondo nella cultura musicale italiana. Cantautore schivo e spesso distante dalle logiche di spettacolo, Paoli ha saputo rendere centrale il testo della canzone d’autore: dischi come Gino Paoli (1961), Basta chiudere gli occhi (1964) e Le due facce dell’amore (1971) hanno contribuito a spostare il baricentro della canzone verso una scrittura più intima, poetica e letteraria, in cui il peso specifico del testo prevale sull’esibizione vocale e sulle convenzioni del bel canto.

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