Il bassista dei Guns N’ Roses, Duff McKagan, ha parlato della sua band, e in particolare degli anni tumultuosi degli esordi, in un’intervista rilasciata a Milana Rabkin Lewis durante una conferenza stampa sulla tecnologia a Los Angeles. Il musicista ha ricordato i suoi inizi come punk-rocker: «Vengo dalla scena punk di Seattle. Negli anni Settanta le grandi rock band sembravano qualcosa di lontano, inarrivabile, penso ai Kiss per esempio. Poi vidi i Clash nel 1979, una band che mi emozionò tantissimo. Ce li avevo di fronte, e a fine show scesero dal palco e vennero in mezzo al pubblico, lasciandomi quella sensazione, come dire, che non c’era differenza tra noi e loro, che eravamo tutti uguali, che facevamo tutti parte della stessa cosa».
McKagan ha poi ricordato il suo trasferimento a Los Angeles con i soldi guadagnati come cameriere a Seattle, le difficoltà e l’incontro con gli altri componenti – Slash in primis – di quella che poi sarebbe diventata la band di Appetite For Destruction: «All’inizio non potevamo permetterci un bus per i tour e per mangiare chiedevamo i soldi ai nostri tecnici. Ma poi finalmente siamo stati pagati – ha raccontato ancora – il primo assegno che ho ricevuto era di 80mila dollari. Sono passato dalla povertà ad avere in tasca 80mila dollari, cosa che nel 1988 era come avere un miliardo di dollari. Non sapevo nemmeno cosa farci ed è in momenti come quello che inizi a farti domande sui soldi. Non sapevo cosa fossero i titoli, le azioni e le obbligazioni. Non c’è niente di male nel fare domande e ammettere di non saperlo ma io temevo di doverlo fare per i successivi 10 anni».
Del resto non è facile, per chi è digiuno di tali dinamiche, entrare nei meccanismi del music business: «Pubblicare un disco è qualcosa di cui i giovani musicisti non sanno nulla perché per loro non significa nulla – ha spiegato – era così anche per noi fino a che ci sono stati offerti dei soldi proprio per pubblicare. Un tizio ci ha offerto un assegno da 10mila dollari per Welcome To The Jungle. Per noi erano un mucchio di soldi ma abbiamo anche pensato che se il pezzo valeva qualcosa per lui, allora doveva valere lo stesso anche per noi. In seguito, quando abbiamo firmato il contratto, ci sono stati offerti circa 200mila dollari per una grossa fetta del nostro materiale – ha continuato il bassista – e allo stesso modo abbiamo pensato “se vale 200mila bigliettoni per loro, deve valere lo stesso anche per noi e poi non sono le loro canzoni, le abbiamo scritte noi”. In realtà questa era una mentalità da strada, capimmo in seguito che i soldi che ricevevamo dalla casa discografica erano solo un prestito, facemmo un corso accelerato su tutte queste cose per capire tutti i termini dei contratti».

Sulle ragioni del successo dei Guns N’ Roses, McKagan non ha dubbi: «Continuavamo a scrivere canzoni e in qualche modo quelle canzoni si identificavano con la nostra generazione. Non erano canzoni carine, non erano dolci e non erano canzoni d’amore. Erano canzoni sulla droga, sul lato oscuro di ciò che vedevamo – ha sottolineato – abbiamo vissuto la recessione degli anni ’80, quando non c’era lavoro. Mi sono trasferito a Hollywood dopo le Olimpiadi del 1984, i poliziotti avevano appena lasciato quella zona che ben presto si trasformò nel selvaggio West della droga e del crimine. Noi vedevamo questo, vedevamo l’eroina, vedevamo il crack e scrivevamo di quello, perché era ciò che conoscevamo». Il musicista ha poi proseguito: «Noi abbiamo scritto le canzoni che abbiamo scritto, abbiamo trovato ispirazione nelle nostre esperienze, le abbiamo messe insieme e abbiamo composto quello che poi è diventato Appetite for Destruction. Poi abbiamo capito che dovevamo trovare un modo per attirare persone nei club – ha spiegato – quello è stato il passo successivo. Al primo concerto c’erano tre persone, le conoscevamo tutte le tre o quattro persone che venivano ai nostri spettacoli. Il secondo step è stato un tour e così poi abbiamo iniziato a portare 50 persone, poi 100 e così via».
Duff ha raccontato anche che sua figlia ha una band ed è stato pensando a lei che ha voluto dare un suggerimento a tutti i giovani musicisti emergenti: «Il consiglio che ho per lei e per i giovani è solo quello di scrivere canzoni e di credere in sé stessi – ha detto – il commercio non fa parte di nessuno agli inizi, bisogna credere solo nella propria idea».
I Guns N’ Roses hanno terminato lo scorso novembre il loro Not In This Lifetime Tour, iniziato nel luglio 2016 e che ha visto proprio McKagan e Slash tornare in formazione dopo vent’anni. La band di Los Angeles si è esibita anche in Italia, a Imola il 10 giugno 2017 e a Firenze il 15 giugno 2018. Su SA trovate la recensione di Appetite for Destruction a cura di Tommaso Iannini, ma anche quella di Chinese Democracy scritta da Daniele Follero. A seguire, il video dell’intervista a McKagan di cui vi abbiamo appena riportato alcuni stralci: