I concerti indoor in sicurezza sono possibili, secondo uno studio. Ma la pratica contraddice la scienza

Concerti indoor ai tempi del Covid? La teoria dice di sì, ma la pratica...
I concerti indoor? In teoria sarebbero possibili, in pratica molto meno. Uno studio tedesco ha evidenziato come, con la giusta percentuale di riempimento della venue e soprattutto con l’adozione delle giuste precauzioni in fatto di sicurezza, spettacoli al coperto sia possibile farne anche in piena pandemia da COVID-19. Il problema è che la percentuale di presenze calcolata è molto bassa, tanto che in certi casi addirittura i costi dello show supererebbero i guadagni registrati al botteghino, e far rispettare le norme indicate sarebbe abbastanza proibitivo.
Partiamo comunque dalla buona notizia: è possibile tenere live show al chiuso senza per questo generare un focolaio di Coronavirus. Ad agosto, i ricercatori della Martin Luther University Halle-Wittenberg hanno simulato un concerto in una arena di Lipsia reclutando 1.400 volontari e sottoponendoli a tre differenti scenari: nel primo, il concerto si è tenuto senza distanziamento; nel secondo, con un distanziamento molto relativo; nel terzo, con tutte le misure del caso. Se i primi due scenari non hanno dato responsi positivi, la terza ipotesi ha fornito un risultato incoraggiante.
Sembra infatti – va detto che lo studio, pubblicato la settimana scorsa, deve ancora affrontare la revisione paritaria – che il rischio di contagio in una tale situazione sia molto basso, tanto che uno dei ricercatori, Michael Gekle, ha detto al New York Times: «Non c’è motivo per non tenere un concerto del genere». Attenzione, un «concerto del genere»: è questa la frase su cui bisogna soffermarsi. Qual è il «genere», nello specifico? La teoria sembra dirci che è scientificamente provato che esiste una tipologia di spettacolo rispondente alle norme anti contagio, ma nella pratica è davvero così?
Diciamo innanzitutto che la prova è stata fatta in una location riempita solo per il 12% della capacità totale di spettatori. Le persone erano raggruppate a coppie e ogni coppia era distanziata di un metro e mezzo da quella più vicina (per l’esperimento sono stati usati anche macchine per il fumo sintetico per studiare l’andamento dei flussi d’aria e sanificatori per le mani con liquido fluorescente per aiutare nel tracciamento dei contatti). Ma come detto, con una presenza così bassa il rischio è che le spese per tenere l’evento superino le entrate. In secondo luogo, rispetto alla situazione pre-pandemia, l’accesso all’arena necessiterebbe di molti più ingressi per il pubblico, il che significherebbe un aumento non indifferente dei costi per il personale di controllo dei biglietti e per la security. Poi c’è l’aspetto relativo alla ventilazione del palazzetto. «Sapevamo che la ventilazione era importante, ma non sapevamo che fosse così importante», ha detto Gekle. Per la ricerca è stato usato un sistema di areazione basato su bocchettoni posti sul pavimento. Ma il ricambio d’aria dovrebbe essere continuo, e modificare e tenere in funzione un impianto del genere aumenterebbe a dismisura i costi per gli organizzatori.
Poi c’è anche il discorso delle mascherine. Tutti i volontari che hanno aderito al progetto indossavano mascherine chirurgiche di tipo N95, le più sicure ma anche le più costose. Non solo. Sono anche quelle che rendono più difficile respirare perché vanno indossate bene, facendole aderire perfettamente alla faccia. Ora, non solo ci sarebbe bisogno che all’ingresso qualcuno controllasse bene ogni singola mascherina, ma lo studio si è basato sull’osservazione di “cavie” diligenti, nel senso che tutti indossavano bene la protezione facciale e pertanto non si è tenuto conto di coloro che sono soliti abbassarsela lasciando il naso fuori o di coloro che, durante lo show, passano molto tempo a bere e mangiare.  
 
Tra l’altro, come notato da Paul Linden, professore di dinamica dei fluidi all’università di Cambridge, i ricercatori si sono dimenticati di calcolare il rischio di contagio legato all’aumento della temperatura dovuta alla presenza del pubblico, così come i flussi d’aria interni all’arena. Insomma, anche se la scienza dice di sì, i concerti indoor forse è meglio se ce li scordiamo, almeno finché c’è il Coronavirus. Oppure possiamo fare come a Londra, dove la O2 Arena è stata riaperta senza problemi, in ossequio alla cosiddetta fase 4.
Ricordiamo che il tema dei concerti al tempo del COVID è molto dibattuto. Negli scorsi mesi vi abbiamo riportato di come nel mondo si stiano studiando tutte le soluzioni possibili, dai concerti drive-in a quelli bike-in, a quelli a domicilio, anche se pure negli USA si è tornati a quelli veri. Ovviamente, i concerti per cui non si è riusciti a trovare soluzioni compatibili con le norme di sicurezza sono stati cancellati o posticipati, ma la cosa adesso non riguarda solo il 2020 perché c’è addirittura chi, come i Mogwai, di recente ha cancellato un tour previsto per l’anno prossimo.
Tracklist

Ti potrebbe interessare