ANOHNI contro Apple Music, “il McDonald’s della tecnologia”

In una recente intervista, ANOHNI si è scagliata contro Apple Music, “il McDonald's della tecnologia”.

Lo scorso 9 marzo, ANOHNI aveva presentato il video di Drone Bomb Me come anticipazione del suo ultimo album, HOPELESSNESS. Il clip era stato finanziato da Apple Music e oggi, a diversi mesi di distanza, la cantante ha rilasciato un‘intervista al giornale The Creative Independent nella quale ha rivelato di essersi pentita di aver collaborato con l’azienda di Cupertino, arrivando a definirla «il McDonald’s della tecnologia». «È stato un esperimento e una sfida per me», ha raccontato ANHONI, «le etichette discografiche non possono più permettersi di anticipare l’intero ammontare delle spese di realizzazione di un album, tantomeno di un ambizioso video. Perciò, dopo un bel po’ di esitazioni, ho accettato di lavorare con Apple al video».

«Volevo che raggiungesse un pubblico più ampio e solo Apple poteva offrirmi le risorse per farlo», ha continuato la cantante. «Nessuno è stato pagato per fare quel video, tranne il parrucchiere. È stato fatto tutto praticamente a titolo gratuito, solo per realizzare un prodotto che poi eravamo obbligati a cedere in esclusiva a Apple ricevendo meno della metà del compenso che avrebbero dovuto pagarci se lo avessero girato per uno spot pubblicitario. E alla fine è comunque uno spot, anche se non lo volevo ammettere all’epoca. Avermi comprato in quanto artista politicamente senza peli sulla lingua, è un modo di promuoversi più efficace di 100 altre pubblicità più esplicite, per Apple. Crea questa falsa aura attorno all’azienda, che, invece di risultare il McDonald’s del consumatore hi-tech innovativo, o un marchio che si è arricchito rubando da ciò che una volta era un’industria musicale dettata dalla biodiversità, viene vista come una realtà all’avanguardia, che sostiene gli artisti ed è formata da innovatori anticonformisti, ecologisti, in difesa delle persone e delle comunità».

«Che trovata geniale, vero? Tutti noi che partecipiamo attivamente come se stessimo lavorando per beneficenza, mentre Apple, una delle più grandi compagnie del mondo, tira fuori una pubblicità. Mi sono sentito come un gatto domestico a cui vengono tagliati gli artigli. Questi sono i termini contrattuali adesso, nell’industria musicale. Stiamo davvero ottenendo quello che meritiamo. Sono sicura che siamo già arrivati al punto di dover rinunciare ad importanti voci artistiche, in conseguenza di ciò. Pensate a Philip Morris che sponsorizza le compagnie di ballo del mondo, compagnie che celebrano il respiro e la salute. Ora pensate a Apple, Nike, Samsung e Google che vendono i loro prodotti nascondendosi dietro alla facciata dell’indipendenza, della libertà creativa e della democrazia. È bastata una generazione per dimenticare. È come disboscare una foresta e anni dopo vedere che i più giovani non ricordano che ci siano mai stati degli alberi. Sono cresciuti giocando su tronchi smozzati e quindi per loro è quella la normalità. È la stessa cosa con il genere di capitalismo in cui viviamo ora. Il trauma viene cancellato velocemente, tanto che i nuovi termini contrattuali vengono accettati perché inevitabili. Cerchiamo tutti di vedere il lato positivo… le vendite dei vinili sono salite del 3% quest’anno o cose del genere. Ma siamo stati raggirati, questa è la verità. È l’evidente destino. E i consumatori sono stati convenientemente portati a pensare che pagare i musicisti per le proprie registrazioni sia una truffa. Hanno tutti letteralmente morso la Mela; nessuno mette in relazione il fatto che stanno buttando tutti i loro soldi per finanziare compagnie che un tempo creavano quei mezzi che permettevano ai consumatori di rubare la musica. Nessuno fa due più due. Se anche solo provi a parlarne, rischi l’ostracismo».

«Ci sono ragazzi lì fuori che hanno avuto una hit virale e non sono neanche riusciti a pagare l’affitto di casa», ha concluso ANOHNI. «Non molto tempo fa, se un milione di persone avessero ascoltato la tua musica, saresti stato ricompensato. C’è ancora una piccolissima parte di persone ai vertici che vende dischi: sono quelli che hanno abbastanza ricchezza e potere per reinventare la ruota ogni volta che esce un album. Ma potete dire addio all’industria musicale indipendente. I consumatori pensano di seguire l’onda, solo più velocemente, con i propri acquisti digitali, quando in realtà tutto quello che stiamo facendo è costringerci all’omogeneità».

In attesa di scoprire se Apple rilascerà qualche commento al riguardo, vi invitiamo a leggere la recensione di HOPELESSNESS firmata da Edoardo Bridda.

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