Il leader dei Primal Scream, Bobby Gillespie, ha reso omaggio – in un’intervista pubblicata dal Guardian – al ricordo di Andrew Weatherall, il grande DJ britannico morto lo scorso 17 febbraio che fu – tra le altre cose – nel team di produttori di Screamadelica, il capolavoro della band scozzese datato 1991.
«Sentii parlare di lui per la prima volta nell’estate del 1989 – ha affermato il cantante – Fummo sorpresi dal fatto che disse di amare tutte le ballate presenti sul nostro secondo album. A nessuno fregava niente di quel disco, eccezion fatta per i nostri fan più sfegatati, ma lui lo consumò a forza di ascoltarlo». «Venne a vederci suonare alla Exeter University – è il prosieguo del racconto di Gillespie – perchè doveva scrivere una recensione del nostro show per il New Musical Express. Si presentò in pantaloni di pelle e capelli lunghissimi. Avrebbe potuto far parte della nostra band per com’era vestito. Dopo quella volta, andammo noi a vedere un suo DJ set a Londra».
Sull’inizio della sua collaborazione con il gruppo britannico: «Eravamo già diventati buoni amici quando qualcuno suggerì che potesse remixare I’m Losing More Than I’ll Ever Have. Disse OK, ma la sua versione fu un po’ di basso profilo. Adorava la canzone e magari avrà pensato che ci saremmo potuti offendere se l’avesse troppo manipolata. Fu Andrew (Innes, il chitarrista, ndSA) a dirgli di rifarlo e stavolta di distruggere completamente il nostro brano. Fu così, fondamentalmente, che venne fuori Loaded (il singolo di lancio di Screamadelica, ndSA). Gli demmo mano completamente libera. Ovviamente fu il primo a suonarla in un club. Credo che la reazione della gente lo abbia colto di sorpresa; di certo colse di sorpresa noi. Loaded spopolò nei dancefloor di tutto il paese. A ripensarci, credo che catturasse l’essenza di quel tempo. Tutto ciò che posso dire è che l’esperienza di essere in un club e guardare la gente scatenarsi su quel pezzo sia stato qualcosa di totalmente diverso da tutto il resto».
Gillespie è poi tornato sulla personalità di Weatherall: «Adorava la pazzia, il caos del rock ‘n’ roll, ma ne vedeva anche l’assurdità, il che è cosa rara. Era un outsider, come artista preferiva stare ai margini per poter essere più libero. La musica era per lui una sorta di portale attraverso cui fuggire dalla realtà. Faceva musica e amava tutta la musica, dal rockabilly al garage rock, al reggae. Era un tipo inclusivo, generoso. Credo fosse un vero anticonformista. Incideva, scriveva e leggeva molto. Aveva sempre un libro con sè, spesso due. Era un autodidatta, assetato di conoscenza. È dura per me parlare di lui. Era un amico vero e sono ancora scioccato per la sua morte, a dire il vero. Mi mancherà il suo umorismo, il suo sguardo quando ti faceva qualche scherzo. Eravamo affini, lui era onesto con se stesso prima di tutto. Non ho che ricordi belli di lui. Ha cambiato la mia vita, davvero».
Sempre a proposito di Andrew Weatherall, MixMag riporta che è ora disponibile per il download una cartella di Google Drive intitolata The Weatherdrive e contenente 900 ore di remix, registrazioni live e radio show che coprono trentadue anni di carriera del DJ, dal 1988 al 2020.
Ex roadie dei Clash, writer per Boys Own Magazine e dj al londinese Astoria negli anni ’80, Weatherall è stato, oltre che un importante producer, anche la mente di alcune delle commistioni tra punk, rock, dub, acid house ed elettronica in generale. Da allora ad oggi la sua attività in solo e all’interno di progetti quali The Asphodells, Woodleigh Research Facility e Sabres of Paradise è stata instancabile. L’ultimo album pubblicato nel 2017 sull’etichetta di Gothenburg Höga Nord Rekords, è Qualia, e quella prova seguiva a distanza di un anno il valido Convenanza. Su SA potete leggere la recensione di Screamadelica scritta da Gianni Avella.
