Una serata dedicata alle cover che fatica a convincere: poche quelle all’altezza, meno ancora quelle rimaste fedeli ai brani originali. Si punta alle gag, alle interazioni con il pubblico e ai momenti sarcastici (vedi i vincitori Ditonellapiaga e TonyPitony), mentre molti pezzi risultano sottotono, se non completamente svuotati della loro anima. Una serata calante che complessivamente conferma il trend negativo di questa edizione rispetto a quelle precedenti.
Ditonellapiaga pin-up con TonyPitony
Con il classico The lady is a tramp di Sinatra, arricchito da vari inserti – tra cui un certo Baciami piccina – Ditonellapiaga (in un’impeccabile veste da pin-up con parrucca rosa confetto) e TonyPitony (travestito da Elvis Presley con l’immancabile maschera) spiccano per originalità e portano a casa la serata dedicata alle cover. L’evergreen del jazz datato 1937 lascia spazio durante l’esibizione a uno sketch in perfetto stile retrò. Esibizione convincente al punto giusto.
Serena Brancale alza il tiro con Besame Mucho
Dopo la consegna del Premio alla Carriera a Caterina Caselli, che tiene a ricordare quanto Nessuno mi può giudicare rivendicasse libertà già nel 1966, è il turno di Serena Brancale: assieme alla leggenda del jazz Gregory Porter (vincitore di due Grammy) e della finalista dell’ultima edizione di X Factor Delia, viene sapientemente riletto il brano di Consuelo Velázquez Besame Mucho in una performance ineccepibile e raffinata della cantante barese. Emozionanti dall’inizio alla fine. Peccato che non compaiano tra i primi dieci classificati.
Per Sayf la rivisitazione di Hit the road Jack
Sayf gioca facile portando sul palco due fuoriclasse, Alex Britti e Mario Biondi, in una travolgente versione di Hit the road Jack: standing ovation da parte del pubblico per uno dei pezzi musicalmente più interessanti della serata. Il cantautore genovese – che tra l’altro sfoggia incredibili qualità da trombettista – si perde poi a intrattenere il pubblico. Sul palco come figurante c’è anche la mamma.
Le altre esibizioni
E poi, la virata sui classici della canzone italiana con Meravigliosa creatura proposta dal duo Masini- Fedez (ancora barre, con buona probabilità tutte destinate alla ex moglie Chiara Ferragni) con Hauser, e l’accoppiata Zarrillo-Sal Da Vinci, che fanno cantare tutto il pubblico sulle note di Cinque giorni. Tributi piatti che non alzano lo standard alla serata e trasformano l’Ariston in un karaoke.
In chiusura, un Grignani per nulla rancoroso che condivide la sua Falco a metà in una discreta versione 2.0 con Luché: a fine esibizione il rocker non rinuncia alla provocazione e chiede se tra il mazzo di fiori sanremesi consegnatogli sia presente anche il numero di Pausini, richiamando la polemica tra i due divenuta virale degli ultimi mesi.
Bene Leo Gassmann che con Aiello porta sul palco Era già tutto previsto, in un intenso omaggio a Cocciante. Tristemente penalizzati dall’orario.
Classifica finale
Al termine di tutte e trenta le esibizioni vengono svelate le prime dieci posizioni e rivelato il vincitore della serata dedicata alle cover. Il risultato non influirà sulla classifica finale del Festival:
- Ditonellapiaga e TonyPitony – Lady is a Tramp;
- Sayf con Alex Britti e Mario Biondi – Hit the road Jack;
- Arisa con Il Coro Teatro Regio di Parma – Quello che le donne non dicono;
- Bambole di Pezza con Cristina d’Avena – Occhi di gatto;
- Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & Band – Vita;
- Sal Da Vinci con Michele Zarrillo – Cinque giorni;
- LDA & Aka 7even con Tullio De Piscopo – Andamento lento;
- Nayt con Joan Thiele – La canzone dell’amore perduto;
- Dargen D’Amico con Pupo e Fabrizio Bosso – Su di noi;
- Luché con Gianluca Grignani – Falco a metà