I risultati di una ricerca condotta dalla distribuzione digitale svedese Record Union riporta una preoccupante statistica: il 73% dei musicisti indipendenti afferma di soffrire di disturbi mentali come stress, ansia, depressione e attacchi di panico, dovuti in larga parte ai problemi di natura economica, paura di fallire e giudizio altrui. Il dato dell’indagine, svolta su quasi 1.500 persone, si riferisce in buona parte alla fascia di artisti che va dai 18 ai 25 anni: come se non bastasse, questi ultimi sono i meno inclini a cercare un trattamento e un aiuto concreto, spesso per senso di solitudine. Un intervistato su due afferma inoltre di aver provato a “curarsi” da solo, anche con l’ausilio di alcool e droghe.
«C’è bisogno di un cambiamento culturale, di una varietà incoraggiante, di benevolenza, di altruismo: l’arte deve venire prima del profitto – scrive un artista nel report della ricerca, consultabile in PDF – nutrire la diversità culturale è un bene per tutti, ma l’avidità brucia tutto», mentre un altro musicista ritiene che sia fondamentale «considerare un musicista meritevole di un giusto salario, proprio come le persone che gestiscono il settore. Non sarebbe bello se ci si prendesse cura delle persone che hanno alimentato l’industria con la loro arte?».
Nel frattempo, Record Union ha avviato un progetto di cura e prevenzione, aprendo un sito internet dedicato alla ricerca, the73percent.com, e annunciando lo stanziamento di 30.000$ per supportare i musicisti indipendenti nella loro battaglia contro i disturbi mentali. «È ora che la questione venga presa seriamente in considerazione, ancor prima degli streaming e dei successi commerciali», afferma Johan Svanberg, CEO di Record Union. «Noi, come industria musicale, dobbiamo svegliarci e chiederci: qual è la nostra responsabilità in tutto ciò? Cosa possiamo fare per creare un clima più sereno?».
Di seguito un video che sintetizza i risultati della ricerca, mentre su SA trovate recenti casi di morti legate al disturbo psichico, ovvero Keith Flint dei Prodigy, Avicii, Mac Miller, Richard Swift e Dolores O’Riordan, ma anche le dichiarazioni di James Blake che, nello scorso anno, ha ammesso di averne sofferto.