Film
Linwood Boomer
Malcolm: che vita!
-
Jacopo Fioretti
- 13 Aprile 2026
Nella lunga stagione nordamericana dei revival di grande e piccolo schermo, era più che lecito aspettarsi anche quello di una serie che ha fatto la storia della televisione degli anni Duemila come Malcolm. Anche solo perché si tratta uno degli spaccati più interessanti sulla vita della middle class statunitense, con protagonista il middle son per eccellenza: quello incasinato per una doppia crisi di identità, tanto per il suo ruolo famigliare quanto per il suo per la sua prospettiva di vita personale.
Un revival che arriva dopo un lungo percorso a metà tra la produzione, la contemplazione e il desiderio, e che si è infine concretizzato in un formato a metà tra la miniserie e il lungo(lunghissimo)metraggio. Ennesimo segno che ormai ogni linea rossa in termini di confini narrativi è stata ampiamente superata e che si può fare tutto e il suo contrario. Nulla di nuovo, insomma — tolto il risultato, che è incredibilmente buono. Anzi, oseremmo dire: molto buono.

Malcolm: che vita! funziona praticamente in ogni suo aspetto, a partire dalla capacità di mantenere ben saldi i punti cardinali che ne hanno orientato concezione e andamento, fino alla possibilità di trasportare in modo credibile il suo immaginario altamente cinico e pungente ai giorni nostri. Tutto ciò nonostante l’uscita sotto l’egida Disney — da sempre sinonimo di rilettura politicamente corretta —, evidentemente ben gestita da Linwood Boomer, creatore della serie originale.
La trama è quella, piuttosto basilare, dell’homecoming “forzato”, in cui un figliol — non — prodigo, ovvero Malcolm (Frankie Muniz), è costretto a riallacciare i rapporti con la sua famiglia dopo aver trovato una propria stabilità mentale lontano da essa. Il nostro ha un buon lavoro, una figlia, Leah (Keeley Karsten), che possiede il suo stesso QI ma anche i suoi stessi bias sociali, e — a quanto pare — anche una compagna, Tristan (Kiana Madeira), che sembra quantomeno essergli affezionata.
Una situazione apparentemente ideale, resa possibile in larghissima parte dal fatto che i suoi quattro fratelli e i suoi genitori gli stiano alla larga. Ma com’è possibile mantenere le distanze quando si è alla vigilia di un quarantesimo anniversario di matrimonio? Probabilmente non lo è. E allora l’unica cosa da fare è cercare di limitare i danni, per quanto possibile.

In Malcolm: che vita! torna l’intero cast originale, con l’eccezione di Stewie (qui interpretato da Caleb Ellsworth-Clark) e con l’aggiunta di una Kelly adolescente (Vaughan Murrae): un mix che rispecchia perfettamente lo spirito di un revival capace di riportare in vita la vecchia attitudine alla satira sulla famiglia disfunzionale statunitense. Il tutto alternando una lucida — a tratti drammatica — analisi al comparto emotivo e caloroso tipico delle comedy di questo tipo, senza ovviamente rinunciare alla cifra demenziale.
Straordinari i contributi di Reese (Justin Berfield) e Francis (Christopher Masterson) — l’altra faccia del Malcolm indipendente —, ma anche e soprattutto quelli di Lois (Jane Kaczmarek) e Hal (Bryan Cranston), che non hanno perso nulla della loro chimica né della loro capacità di incarnare quella irresistibile coppia genitoriale ricattatoria al centro dei complessi dell’intera prole. Sugli scudi, più di tutti, proprio Cranston, sulle cui spalle gli autori hanno saggiamente deciso di caricare le parti più complesse a livello drammaturgico.
Se Malcolm: che vita! doveva costituire una sorta di stress test per mettere alla prova la tenuta della serie nel mondo del 2026, si può dire assolutamente superato. La speranza, ora, è quella di poter vedere ancora qualcosa in più: magari continuando a sperimentare con il formato, oppure compiendo il passo successivo.
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