St. Vincent live al Fabrique di Milano, foto di Andrea Leone (2024)
22 Ottobre 2024

St. Vincent al Fabrique: un viaggio erotico nel rock

Diciassette anni di carriera e Annie Clark, in arte St. Vincent, continua, se non a stupire, a sedurre con la sua musica e presenza scenica. Le sue metamorfosi, le maschere indossate fin qui, tracciano un filo rosso con le carriere di PJ Harvey e David Bowie. Quella portata sul palco del Fabrique di Milano è stata un viaggio nell’oscurità interiore, che l’ha ricongiunta a uno spirito autenticamente rock e all’album omonimo del 2014. Pochi orpelli, nessuna sovrastruttura: solo l’essenziale per uno spettacolo che, come l’album  All Born Screaming, va dritto al punto.

Sul palco dell’unica data italiana, quattro musicisti. Tra loro, la nuova aggiunta di Charlotte Kemp Muhl ai bassi, che ha portato ulteriore carisma alla performance. Nessuna scenografia imponente, solo un fondale nero con un fiore e un’estetica minimalista, riflessa nel look total black con accenni di bianco (…degli shorts indossati sopra le calze e sotto la gonna).

Annie si è scatenata: tra assoli nevrotici, crowdsurfing durante la ballad New York, e momenti vocali impeccabili con Violent Times e Somebody Like Me. Il pubblico è soggiogato, lei una dea del rock che ha portato l’erotismo al centro della scena.

Lo show è un misto di professionalità di scuola David Byrne (con il quale ha collaborato in passato), virtuosismo (il suo estro alla chitarra è ben noto), citazioni mirate (il rapporto tra lei e la band, in particolare con Muhl, ha evocato a molti la teatralità di Bowie e Mick Ronson dell’epoca Ziggy Stardust) e visceralità, ma la musica resta sempre al centro. Il pubblico ne fa un’esperienza carnale, comunitaria, vissuta.

Foto gallery di Andrea Leone.

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