foto di Francesca Sara Cauli
3 Giugno 2016

Radiohead, Primavera Sound venerdì 3 giugno 2016

Dopo le gallery fotografiche e i commenti a caldo di mercoledì 1 giugno con i concerti gratuiti di Goat e Suede, e dopo il report di giovedì 2 giugno, primo giorno ufficiale del Primavera Sound al Parc del Forum, continuiamo il racconto per parole e immagini day by day dal festival con la giornata più attesa dell’intera manifestazione, ovvero quella in cui si sono esibiti i Radiohead, sovrapposti, come orario, ahinoi, ai Dinosaur Jr.

I concerti interessanti, però, sono iniziati molto prima della band proveniente dall’Oxfordshire: menzione d’onore per il folk con stecche “a picco” di Richard Dawson che più di qualcuno ha descritto come il Daniel Johnston di Newcastle upon Tyne. Nota di servizio: Bradford Cox ha perso l’aereo, e Steve Gunn era un po’ fuori posto, giusto un’oretta più tardi però i Titus Andronicus hanno tenuto egregiamente banco con il loro ultimo album The Most Lamentable Tragedy. Savages al solito garanzia live – e lo abbiamo già detto e ripetuto più volte su queste pagine – e naturalmente molti strateghi erano già lì sotto il loro palco giusto per avere un accesso privilegiato all’esibizione di Thom Yorke e co.

Il concerto dei Radiohead si è risolto, in pratica, in un greatest hits aperto idealmente dai due singoli dell’ultimo album Moon Shaped Pool. È stata l’ennesima dimostrazione di come questa band sia riuscita, partendo da Creep (brano che non a caso ha chiuso la scaletta), nel miracolo di rendere generazionale un’anthemica del disadattamento e del disagio (da quello individuale a quello sistemico) che lungo gli anni si è fatta linguaggio anche complesso e prog, ed infine sfuggente e rarefatto. Prog è stata, in un certo senso, la strategia scelta nell’avvicendamento dei brani, molti dei quali presi da Ok Computer, complice anche lo schermo diviso in vari rettangoli con la band ripresa intenta a suonare da varie angolazioni simultanee. La serata è proseguita con Tortoise e quei dandy dei Last Shadow Puppets (amabilissimi eh, ma sempre sul filo del tronfio). Degli Animal Collective c’è da dire – mi riferiscono – di un concerto al solito sperimentale e slegato dagli album, con un finale – durante il quale eravamo presenti – dedicato al singolo FloriDada. Per i Beach House un po’ di problemi coi volumi – anche per loro, come per i Radiohead, o eri vicino al palco o altrimenti era meglio utilizzare i megaschermi e mettersi le cuffie con l’app live stream ufficiale del festival… – e Shura, valida con il suo set in quartetto tra 80s, r’n’b e un’ormai proverbiale elettronica in formato pop anni ’10.

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