Emma Nolde
Emma Nolde, Gubbstock Festival, Gubbio 2023, foto di Riccardo Ruspi
3 Agosto 2023

Far brillare gli occhi a chi ti ascolta. Emma Nolde a Gubbstock Festival 2023

“Da questa serata mi aspetto soltanto di suonare bene, di godermi questo posto. Per me si tratta sempre di una responsabilità, quella di vivere uno spazio, di poterci suonare. Voglio rendergli onore”. Emma Nolde, in concerto al Teatro Romano di Gubbio in occasione del Gubbstock Festival, lo ha fatto. Un’ora e mezza di pura energia, dove si è donata senza sosta al pubblico. Salta, grida, corre per il palco, scuote le gambe e i capelli, scende in mezzo alla gente durante Resta, diventando per un attimo spettatrice entusiasta della sua band, composta da Andrea Beninati al violoncello, Marco Martinelli alla batteria e Francesco Panconesi alle tastiere e al sax.

Si siede con loro a bordo palco e suona in semi-unplugged. Poi di nuovo su per l’inedito Indipendente, dove porta con sé quattro spettatori, tra cui una ballerina, che improvvisa una performance di danza contemporanea.

Quando senti che devi conquistare la gente di un posto, perché banalmente può non essere abituata ad andare ai concerti, devo dire che mi esce un entusiasmo e una voglia di dimostrare qualcosa, un po’ a me e un po’ a loro. Suonare in posti più grandi, con tante persone che sono lì per ascoltarti, mi fa quasi più paura. L’aspettativa è più alta. In posti di provincia è più bassa se non mi conoscono. Mi viene da dire: vi faccio vedere come può essere sfruttato un posto, come può essere un concerto… è una sfida che mi piace accogliere
Emma Nolde

Emma Nolde, Gubbstockfest 2023, foto di Riccardo Ruspi

Emma balla, si alza e si abbassa, si muove senza sosta, un altissimo metronomo che non perde una battuta, libera e senza artefatti, passa dalla chitarra al pianoforte. È vestita di nero e di bianco, con un completo a quattro grandi scacchi; una scelta che rispecchia la sua dualità. Dualità, perché sembra esistere una Emma fuori dal palco e una sul palco. Una bianca, riservata, che non tende a mostrarsi del tutto, e una nera, che esplode, trascina, guida e comanda.

C’è una cosa che dice spesso Francesco Motta (co-produttore del secondo album di Nolde, Dormi, NdA): il cantautore fa un atto sì coraggioso, ma stare dentro a una canzone, dire delle cose con una canzone è anche un atto estremamente protetto. Sarebbe più coraggioso se uscissi e provassi a fare una cosa che non so fare, oppure a parlare senza le canzoni. In quello ci vuole coraggio. Anche per fare un live ce ne vuole, ma è più preparato: una volta che tecnicamente le cose funzionano, le chitarre funzionano, la voce va, si è disposti anche a sbagliare. Anche nello scrivere canzoni autobiografiche: nei miei testi parlo di me, ma non credo che riuscirei a fare diversamente, non è una cosa che scelgo. È un coraggio spontaneo. Ci vuole più coraggio nella vita di tutti i giorni
Emma Nolde

Il live di Emma Nolde rispecchia anche la sua produzione artistica: sia in Toccaterra (2020, Woodworm/Polydor) che in Dormi (2022, Woodworm / Capitol Records) c’è una dimensione che riguarda il mostrarsi senza paura per ciò che si è.

C’è voglia di scoprirsi, nel senso di togliersi un telo di dosso. In Toccaterra c’è la voglia di non nascondersi più. In Dormi c’è stata un’evoluzione: se in Toccaterra parlavo di ciò che non potevo dire, in Dormi parlo di ciò che non potevo fare. C’erano un sacco di cose, nei due anni che ho impiegato a scriverlo, che non potevo fare: in un primo momento perché era marzo 2020; poi per cose che non si possono controllare. Entrambe mi lasciavano immobile
Emma Nolde

Sul palco, Emma sfida sé stessa e chi la ascolta e la osserva. Verso la conclusione del concerto fa una serenata alla luna, che la osserva piena mentre le luci sono spente e la gente la illumina con le proprie torce. Regala parti di sé e della sua storia familiare in Te ne sei andata per ballare, poi chiude con Nero Ardesia.

Sul palco del Gubbstock Festival, organizzato dall’Informagiovani del Comune di Gubbio, Emma Nolde ha portato una precisa idea di live, dove non importa quante persone sono presenti, se conoscono o meno le sue canzoni. “Suonare è ciò che mi fa brillare gli occhi”, dice, ed essere riuscita a farli brillare anche a chi è venuto ad ascoltarla è la prova del suo talento.

Fotogallery Riccardo Ruspi. Testo Maria Stocchi.

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