Quando gli U2 protestarono contro la caduta del Muro, perché erano socialisti (forse)
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Valerio Di Marco
- 8 Novembre 2019
Una volta gli U2 scesero in piazza per protestare contro la caduta del Muro di Berlino, che detta così sembra incredibile. Accadde nell’autunno del 1990, più o meno un anno dopo l’apertura della prima breccia nella barriera simbolo delle divisioni del XX secolo. Però chiariamo subito che fu un equivoco, del resto ve li immaginate loro, gli U2 – quelli dei tour milionari e delle liaison con Apple – manifestare per il comunismo? Eppure le loro simpatie sinistrorse non sono mai state un mistero, anzi qualche idea se non comunista quantomeno socialista l’avevano pure infilata in quella che all’epoca era la loro ultima fatica in studio, Rattle And Hum (che fu anche disco live, film e libro), pubblicata nel 1988. Ma andiamo con ordine.
L’aneddoto del Muro è raccontato in Gli U2 alla fine del mondo, biografia a firma Bill Flanagan pubblicata nel 1996 e da molti considerata il più bel libro mai scritto sui quattro irlandesi. Il volume prende in esame un periodo ben definito della loro parabola, la prima metà degli anni Novanta, raccontando la genesi e lo sviluppo della famosa svolta artistica che avrebbe portato alla pubblicazione di Achtung Baby prima e di Zooropa poi, intervallati da quel circo multimediale che fu lo ZOO TV Tour. In quegli anni, Flanagan visse praticamente insieme alla band, condividendo con Bono e compagni camere d’albergo, lussuose hall, discussioni animate e, naturalmente, la musica attraverso centinaia di concerti.
Il primo capitolo si apre con il racconto del soggiorno berlinese del quartetto. Gli U2 si sono appena trasferiti nell’ormai ex capitale della Germania Est per ritrovare l’ispirazione perduta, sulle orme di altri grandi del rock – David Bowie, Iggy Pop, Depeche Mode e Nick Cave & The Bad Seeds, tra gli altri – che han già compiuto il medesimo percorso curativo.

L’idea è di chiudersi nei mitici studi Hansa e vedere cosa ne viene fuori. Una specie di all in per un gruppo in cerca d’identità, spaccato al proprio interno e sul baratro dello scioglimento prima di ricevere l’illuminazione grazie a One (quei tormentati giorni sono raccontati anche nel bellissimo documentario From the sky down, pubblicato in occasione del ventennale di Achtung Baby). Lo scompenso, però, viene da lontano. Il post Rattle And Hum per gli U2 è stato un continuo travaglio, nonostante un breve tour – il LoveTown – tenuto insieme al grande B.B. King, e Berlino rappresenta l’occasione di un nuovo inizio. Tutto sta cambiando, e anche loro devono cambiare. E cambieranno, altroché!
Il Muro ha cessato di esistere, nella sua funzione strategica, il 9 novembre 1989 ma la Germania viene ufficialmente riunificata solo nell’ottobre dell’anno seguente. Gli U2 arrivano a Berlino proprio con l’ultimo volo diretto in Germania Est. Il libro di Flanagan descrive così quei concitati momenti in cui la storia del mondo s’intreccia con quella di un gruppo rock sull’orlo di una crisi di nervi: «Il Muro di Berlino – si legge a pagina 9 – era stato costruito all’incirca nei giorni in cui in cui i quattro membri degli U2 venivano generati. Vederlo crollare ha scosso tutti i loro convincimenti riguardo alle cose passate, presenti e future. Bono ha detto a Edge, Adam Clayton e Larry Mullen che questo era un gran momento per gettarsi nella mischia, l’ora di andare a Berlino e cominciare a produrre la musica per il nuovo mondo! Sono arrivati con l’ultimo volo diretto in Germania Est, proprio mentre la Germania Est cessava di esistere. Avevano tutto il cielo a propria disposizione! Il pilota britannico era talmente inebriato dall’importanza storica del momento da annunciare ai passeggeri che avrebbe sorvolato a bassa quota Berlino, passando sopra la Strasse de Juni, dove la folla festante si stava radunando, e quindi sopra il Muro, dove la gente dell’Europa orientale, ora libera, stava danzando […]. Perché non avrebbe dovuto farlo? Il suo era l’unico aereo in cielo, l’ultimo volo per Berlino Est prima che Berlino Est diventasse soltanto un nome sui libri di storia».
Le cose però girano storte appena messo piede a terra. Gli U2 non vedono l’ora di unirsi alla festa ma, alle volte, la fretta è cattiva consigliera. Continua così il racconto: «Si uniscono con entusiasmo al primo corteo che incontrano, in attesa che il contagioso entusiasmo provocato dalla liberazione inebri anche loro. Niente da fare. Il corteo ha un aspetto sinistro, e la gente sembra trascinarsi stancamente, con il volto bieco, sorreggendo dei cartelloni. Bono cerca di instillare al corteo un po’ di sana allegria celebrativa irlandese, senza ottenere alcun risultato. «Oh, ma questi tedeschi non lo sanno proprio, come si fa festa!», sussurra ad Adam Clayton. Forse, pensano gli U2, hanno malgiudicato i sentimenti della gente. Forse la reazione più appropriata alla fine di mezzo secolo di oppressione non è la gioia per ciò che di nuovo è stato ottenuto, ma il dolore per quello che non potrà mai essere recuperato. Gli U2 si guardano l’un l’altro, poi guardano il triste corteo e, infine, decidono di adattarsi all’umore generale, mentre si avvicinano al Muro. E solo quando arrivano nelle sue vicinanze, e paragonano la gioia che tutti sembrano esprimere alla tetraggine della gente con la quale si trovano, che gli U2 si rendono conto di cosa hanno combinato: si sono uniti a una dimostrazione antiunitaria! Sono capitati nel bel mezzo di un gruppo di arrabbiati veterocomunisti, che si riunivano per l’ultima volta per dimostrare solidarietà con i lavoratori di tutto il mondo e per protestare contro la caduta dell’Impero del Male. «Ah, questo sì che farà notizia», dice Bono. «GLI U2 ARRIVANO A BERLINO EST PER PROTESTARE CONTRO L’ABBATTIMENTO DEL MURO».

Insomma si sono sbagliati, e la cosa sembrerebbe ovvia a chiunque. Ma appunto, volendo, ci sarebbero i testi di Rattle And Hum a insinuare il dubbio (si fa per dire). Ovviamente, lì la parte critica è tutta in chiave antiamericana, visto che l’ossessione a stelle e strisce ha accompagnato gli U2 per almeno tutta la seconda metà degli Ottanta e li ha portati a indagare gli aspetti più socialmente e politicamente crudeli della Land of hope and dreams. I concetti espressi, però, tornano buoni pure per la vecchia Europa che si sta compattando (diciamo così) anche lei sotto le insegne del libero mercato. E allora sì che riacquista senso quell’«honest wage» cantato nel brano Van Diemen’s Land e a cui, in un mondo ideale, ogni «honest man» avrebbe diritto: del resto, il principio «da ciascuno secondo le proprie possibilità a ciascuno secondo il proprio lavoro» è un caposaldo del pensiero socialista.
E se Rattle And Hum a tratti suona come un inno all’anticapitalismo lo si deve anche a Desire, primo singolo estratto e profluvio d’improperi contro il dio denaro. Nel brano è palese la critica anti USA (si parla di dollari, droga, diffusione delle armi, predicatori, promesse elettorali e «ladri di cuori agli spettacoli itineranti»), ma la domanda posta nel testo e che aleggia per tutta la canzone può rivolgersi anche al Vecchio continente in odore di riunificazione: for love or money?
E poi, All Along The Watchtower, cover di Bob Dylan che gli U2 hanno registrato dal vivo a San Francisco nel novembre 1987 durante il concerto benefico Save The Yuppies, organizzato per raccogliere fondi in favore degli agenti di Borsa finiti sul lastrico dopo il lunedì nero di Wall Street. La canzone è stata eseguita varie volte nel The Joshua Tree Tour, forse proprio perché suona come un’ammonizione al padronato mondiale. Il testo infatti recita: «Qui uomini d’affari bevono vino e altri scavano la terra». Una critica alla moderna società capitalista? Probabilmente, perché senso morale, etico, allegorico e politico si fondono nel quadro apocalittico di uno dei brani chiave della storia del rock e si prestano a differenti letture tra le quali può ricomprendersi anche la critica al neoliberismo.

A metà disco, poi, gli U2 piazzano la performance di Satan and Adam, duo folk/blues ambulante che a cavallo tra anni ’80 e ’90 è una presenza fissa sui marciapiedi di Harlem, a New York. La loro Freedom For My People viene “catturata” per strada in presa live e inserita nell’album: roba da ferventi democrat, si direbbe. Anche perché il film dà a intendere che il siparietto non sia preparato e che gli U2 si trovino a passare di lì per caso, cosa in verità falsissima e che ha dato ai detrattori della band ulteriore spunto per tacciarla di inautenticità.
Anche il testo di God pt.II, che si eleva a “sequel” della più celebre God di John Lennon, presta il fianco al biasimo per insincerità. Uno che dice: «Non credo alla ricchezza ma venite a vedere dove vivo» o è un ipocrita o è (ipocritamente) a disagio col fatto che lui, a 28 anni, è già zeppo come un uovo mentre molti suoi coetanei non sanno nemmeno com’è fatta una busta paga. Una cosa Bono impara in questi anni: l’arte dell’autoindulgenza, fino a diventare un acrobata della semantica. Peccato veniale, per carità.
Del resto, come fai a criticare uno che ha scritto All I Want Is You, splendida canzone di chiusura di Rattle And Hum che contiene anche l’ennesimo rimando – anzi diremmo una perla riservata proprio per il gran finale – al socialismo. Il «from the cradle to the grave» contenuto nella prima strofa ha tutta l’aria di non essere riferito solo alle «promesse che abbiamo fatto» in vita ma anche ai laburisti inglesi. La frase, infatti, è pari pari lo slogan fondativo del Piano Beveridge, documento di ispirazione keynesiana e colonna dei moderni sistemi di Welfare State, adottato per la prima volta dal New Labour britannico nel 1945. Il principio è che lo Stato, con le politiche pubbliche, deve accompagnare il cittadino dalla culla alla tomba, appunto. E allora, alla fine di tutto il discorso, per far stare insieme i soldi e gli ideali val bene la definizione che Bono darà di sé all’inizio degli anni 2000: socialista champagne. Per conferma, chiedere ai piani alti di Cupertino.
La foto in evidenza è uno scatto del famoso fotografo e regista olandese Anton Corbijn. Le altre immagini presenti in questo articolo sono estratti dal documentario “From the sky down” e dal film “Rattle And Hum”.
