Rette parallele

La voce al telefono della receptionist dell’Orlando Hotel di Los Angeles è calda, sexy. Mi chiede le credenziali come fosse una segreteria registrata e mi invita a restare in attesa. Sono le 11 a.m. a LA e i Camera Obscura – neanche a farlo a posta – si trovano in qualche camera oscura di un albergo di West Hollywood, all’alba di uno dei tanti concerti del tour americano. I loro rapporti con gli She & Him di Zoey Deschanel e M Ward si sono fatti tanto stretti da decidere di fare una tournée spalla a spalla in giro per gli States. Un occasione ghiotta per il collettivo di Glasgow, per sperimentare audience sempre più vasti.

La voce di Gavin Dunbar (basso, chitarra e altre diavolerie della band) è assonnata, calda, ma incredibilmente signorile; il suo accento scozzese – croce e delizia dei suoi intervistatori internazionali – accompagna il tiepido saluto. Gli chiedo del tour americano, dell’accoglienza e del calore del pubblico, se ha notato differenze con quello europeo. “Beh – mi risponde – siamo stati molto fortunati: in America suoniamo in locali più grandi con un pubblico più numeroso, ma le persone sono fantastiche ovunque andiamo. Abbiamo fatto solo uno show e qualche registrazione per le radio locali”.

Desire Lines – il quinto album in studio della band scozzese – è appena uscito, confermando l’esplosione twee-pop di My Maudlin Career (2009), ma raffinando sensibilmente le tecniche di songwriting di Tracyanne Campbell, tanto da essere – per certi versi – più vicino a Let’s Get Out Of This Country (2006), il loro lavoro più apprezzato. Desire Lines spicca per la velata malinconia di fondo, per le storie d’amore straziante che contiene, per quel simpatico contrasto di gioia e dolore che solo i Camera Obscura sanno creare. Dalle webzine europee è arrivato un tiepido apprezzamento, mentre in America “è difficile capirlo bene… è uscito solo da una settimana; le persone sembrano molto eccitate o così sembra”. Mi mostro curioso riguardo il significato del titolo: tutti gli album precedenti avevano questa sorta di trasparenza, erano espliciti fin dal titolo, ma qui – e l’ascolto delle liriche non smentisce questa teoria – mi pare ci sia qualcosa di vagamente più introspettivo: “a dir la verità, la canzone Desire Lines è venuta prima: ci sembrava un titolo adatto. Credo che una delle spiegazioni sia che le linee in questione siano quelle che percorriamo nelle nostre vite, questi binari che assomigliano a rette parallele, a… desire lines”.

Ma le loro linee non sembrano affatto rette parallele, neanche si avvicinano alle forme dei binari. Prima di arrivare alla registrazione del disco, infatti, i Camera Obscura, hanno dovuto confrontarsi con problemi enormi, che avrebbero portato allo scioglimento qualsiasi altra band. Qualcosa di magico, però, ha permesso questi non-più-tanto-ragazzi scozzesi di mantenere intatto il nucleo nevralgico e trovare nuova linfa per risorgere. Nel 2011 viene diagnosticato un cancro a Carey Lander (organo e voce), Kenny McKeeve (chitarra, mandolino, voce) diventa padre nel 2012, Nigel Baillie (tromba, percussioni) entra ed esce dalla line up per problemi personali. Come se non bastasse, Tracyanne è incinta da sei mesi, ma nessuno riesce a tenerla lontana dai palcoscenici. Insomma, dopo il 2009 di My Maudlin Career c’erano tutte le carte in regola per una separazione a lungo termine, ma è arrivato solo uno hiatus di quattro anni: “per il tour di My Maudlin Carreer siamo stati in giro veramente tanto. Un anno e mezzo è – per certi versi – troppo per star lontani da casa, eravamo molto stanchi. Volevamo tutti prenderci una pausa e rifiatare. Carey non stava molto bene e ci è sembrato giusto, anche nei suoi confronti, prenderci del tempo affinché stesse meglio e si rimettesse a lavorare…”.

È in momenti come questo che viene fuori l’indole della grande band, forse troppo a lungo rilegata nella corrente del revivalismo spicciolo, all’ombra di un’ondata di pop che ci ha fatto conoscere band del calibro di Belle & Sebastian, She & Him, Pastels, Au Revoir Simone, per citarne solo alcune. Bisognava rinascere, c’era bisogno di una svolta. Per questo, di comune accordo, i Camera Obscura hanno deciso di abbandonare l’esperienza della collaborazione con il produttore Jari Haapalainen, che li ha portati alla ribalta, e imboccare binari nuovi, diversi. Abbandonato lo scenario svedese dei precedenti due dischi, registrati in fretta nello studio scandinavo di Haapalainen, per Desire Lines la band si affida alle cure di Tucker Martine a Portland, Oregon. “Credo che ogni volta che facciamo materiale nuovo, vogliamo sempre progredire rispetto a quello che avevamo fatto in precedenza. Avendo già registrato due dischi con Jari, volevamo un cambiamento, perché pensavamo che non sarebbe stato bello fare una trilogia di album che suonassero troppo simili… non ci avrebbe stimolato e forse non sarebbe piaciuto nemmeno ai nostri fan”.

La soluzione si chiama appunto, Tucker Martine e gli viene – come si affretta a riferirmi Gavin – dai suggerimenti sapienti di M Ward, partner musicale della reginetta hipster Zoey Deschanel negli She & Him, che aveva ascoltato i provini del disco e pare si fosse particolarmente esaltato. Alle rifiniture è bastato il tocco malinconico (sempre se ce ne fosse bisogno) della voce di Neko Case e quello rock di Jim James dei My Morning Jacket. A quanto pare i Camera Obscura hanno chiuso il capitolo scandinavo per aprirne uno americano, che come base operativa ha Portland, una delle città più vive musicalmente di tutti gli States: “sì, a Portland abbiamo avuto più tempo rispetto a quello che passavamo in Svezia. Ma ogni volta che andiamo a registrare, passiamo la maggior parte del tempo in studio…non abbiamo avuto molto tempo libero! Eppure Portland ha delle caratteristiche simili a Glasgow: non so… la cultura ad esempio! È stato fondamentale per noi vedere qualche faccia nuova. È un posto ispirante!”. Da Glasgow a Stoccolma, da Stoccolma a Portland: quando si tratta di scegliere i luoghi, sembra che i Camera Oscura puntino alle mecche del rock senza tanti fronzoli.

La mia conversazione con Gavin si diluisce col passare dei minuti. Con insistenza e tenacia, tiene a sottolineare come Desire Lines sia il frutto di una continua sfida con loro stessi, per alzare il coefficiente di difficoltà rispetto alle precedenti uscite, ma soprattutto per scrollarsi di dosso etichette semplicistiche e rivalutarsi definitivamente dei veri musicisti: “tutto quello che è successo ci ha dato un punto di partenza per lavorare più duramente su noi stessi e anche del tempo in più per concepire un lavoro migliore. Eravamo tutti ispirati per fare uscire il disco nel migliore dei modi possibili”. Timidamente, mi sporgo facendogli notare come – a mio parere – Desire Lines non sia l’album più triste dei Camera Obscura. Fin troppo a lungo, infatti, si è parlato della loro vena malinconica e infelice; Tracyanne ha finito col rispondere “sì” a tutti coloro che le chiedevano se lei fosse una persona infelice. Forse Desire Lines è solo il più maturo, il più introspettivo album della band: “Si, è il più maturo certamente. Musicalmente è quello che ci ha dato la possibilità di far del nostro meglio e Tucker è stato bravissimo ad assicurarsi che ognuno si impegnasse al 100%”. Dal punto di vista dei testi, sono state avanzate molte critiche riguardo l’uso della voce di Tracy: il fatto che sia così adolescenziale – da sembrare una teenager in pena d’amore –  farebbe risultare poco credibili i testi profondi e intimi che canta, soprattutto nell’ultimo disco: “credo che Tracy scriva tante cose diverse… molte persone pensano che quello che scrive siano semplici canzoni d’amore straziante. Ma non credo che si può dire solo questo di noi: siamo molte cose insieme e Tracy scrive di svariati argomenti, di molte storie differenti”.

Per sopperire alla mancanza di singoli tratti dall’ultimo album (“Do It Again è una sorta di singolo, ma non siamo riusciti a renderlo ‘fisico’. Break it to you gently dovrebbe essere un’uscita in sette pollici. Penso che il problema sia che ci sono solo pochi rivenditori di vinili e possiamo venderlo solo in tour, ma così può arrivare solo a poche persone“), Gavin racconta le avvincenti gesta della composizione delle titletrack Desire Lines: “abbiamo fatto un mucchio di versioni prima di approdare a quella definitiva: c’è quella soul, quella country, quella pop. C’è una versione in cui abbiamo provato a farla velocizzata e nessuno riusciva ad andare a tempo! [ride, ndr] Sembrava un pezzo disco! Terribile… alla fine abbiamo optato per la versione delicata”. Io direi malinconica… “[Sogghigna, ndr] Credo che una delle cose che ci piace fare sia rendere le nostre canzoni molto serie o tristi dal punto di vista dei testi, ma poi, una volta alzato il volume e prestato orecchio alla musica, ci piace restituire una semplice canzone pop: non sembra più così triste!

Desire Lines è inoltre il secondo album che la band ha registrato sotto label 4AD, dopo essere stata Elephant/Merge per tutti i precedenti album. Una scossa che non si può certo sottovalutare, in vista dell’approccio più internazionale (leggi: americano) che stanno portando avanti: “all’inizio abbiamo venduto principalmente in UK e siamo diventati popolari in alcuni paesi d’Europa. Poi in America abbiamo venduto 40 mila copie e suonato in venue molto più grandi, per nulla competitive con quelle in UK. 4AD ha una fantastica reputazione nel panorama mondiale contemporaneo e abbiamo pensato che passare a questa etichetta poteva aumentare in qualche modo le vendite. In più, ci sono sembrati delle persone fantastiche, ci seguivano da tempo e ci siamo subito fidati…”.

Non solo business, dunque, ma qualcosa di molto simile. D’altronde, come si notava in sede di recensione, sembra che Glasgow sia la culla ideale per macchine da palcoscenico di un certo calibro, con qualità altissime e spesso esportate in tutto il globo: Teenage Fanclub, Orange Juice, Pastels, Belle & Sebastian, Aztec Camera, mentre qui in Italia facciamo fatica a risalire la china: “[Ride, ndr] molte persone direbbero che, dal momento che piove sempre a Glasgow, le persone stanno in casa e hanno più tempo per essere creative… Non so, tradizionalmente è sempre stato così…”. Potrebbe essere qualcosa nelle tubature dell’acqua… “potrebbe… c’è da sempre una lunga tradizione di rock band e le persone che si mettono a suonare oggi possono contare già su questo: in qualche modo vengono ispirati. Se un tempo era il punk, recentemente sembra che il pop stia avendo la meglio (ne siamo un po’ orgogliosi)”.

Al tempo dei bilanci, provo a stuzzicare un po’ Gavin. È difficile che in una band attiva da quasi quindici anni, con una leader così carismatica come Tracyanne Campbell, non si sia mai creata una sorta di gerarchia, una catena di comando: “Gerarchia? [ride di gusto, ndr] Quando arriva il momento di fare un disco, Tracy porta le canzoni e ci prepariamo tutti per la registrazione. Ognuno cerca di metterci del proprio, di imprimere il proprio marchio sulla canzone, sull’arrangiamento. Cerchiamo di far sentire la nostra forza. Siamo amici, molto spesso ci viene naturale lavorare in gruppo dopo così tanti anni. Ancora non ci odiamo!”. Ecco svelato il segreto delle rette parallele, delle linee della vita. Con il semplice intento di fare del buon pop, i Camera Obscura stanno movimentando il panorama europeo e girano l’America affianco agli She & Him, incrementando sensibilmente – semmai ce ne fosse stato il bisogno – il loro raggio d’azione. Le linee del desiderio scrivono le amicizie e le rendono impermeabili agli agenti atmosferici esterni, sia che si tratti di semplici (e continui) mutamenti di line up, sia che si tratti di gravi malattie: “abbiamo praticamente iniziato a suonare insieme. Stiamo crescendo come buoni amici che si preoccupano a vicenda. Non siamo solo dei partner musicali. Siamo amici di un’amicizia duratura e lo saremo ancora per molto tempo! Stare così tempo insieme, lavorare insieme, ti rende quasi una famiglia!”.

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