Slumberland Records
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Stefano Pifferi
- 1 Gennaio 2009
Breve Cronostoria Della Slumberland Records dal 1989 Ad Oggi!
Per Mike Schulmann e la sua Slumberland Records è stata una annata decisamente proficua, questa del 2008, con almeno una preziosa fioritura alle spalle (Crystal Stilts, Alight Of Night). Nata a Washington D.C. e, successivamente, impiantatasi ad Oakland, California, la Slumberland festeggerà nel 2009 i venti anni di carriera. Molto s’è lasciata alle spalle. E molto ha lasciato alle spalle. I tempi in cui la label iniziava i suoi primi timidi approcci col mercato statunitense, incoraggiata dal crescente successo di etichette indipendenti quali la K Records, sono irrimediabilmente trascorsi. Così come è solo un ricordo sfocato, per pochi fan dotati di memoria, il dischetto a 7″ con cui membri di Velocity Girl, Black Tambourine e Whorl decisero, in quel Dicembre 1989 che vide la caduta del muro di Berlino e l’infragersi degli agonizzanti stati-moloch vetero-comunisti europei, di dare alle stampe What Kind Of Heaven Do You Want?. Tre band del Maryland – Velocity Girl, Black Tambourine e Powerderburns – ispirate essenzialmente da quanto, nei tre o quattro anni precedenti, era accaduto nel remoto Regno Unito (vedi alla voce C-86, Creation, Postcard), da quanto di più fresco e vivo stava musicalmente germogliando, in capo discografico, nei loro dintorni (K, Bus Stop, lower East Side noise) ed anche un poco da outsider dell’estetica quali Cage, Burroughs e Duchamp, decisero di auto-finanziare i propri dischi, partendo da questo.
Non ci si affrettò subito pensando ai full length, come Mike Schulmann nell’intervista polposa qui a seguire ben ricorda. L’intento fu piuttosto d’inserire la propria timida voce in quel coro di fermenti artistici ‘vivi’ di cui sopra si è detto. Velocity Girl, Black Tambourine e Powerderburns – a loro modo – son state tutt’e tre notevoli band. I Velocity Girl di Silver Spring, nati sull’esperienza estintasi dei Big Jesus Trash Can, fondevano tanti stimoli musicali nelle loro composizioni. Specie agli inizi. Country, derive sonicyouthiane, psichedelia, shoegaze sound. Il taglio, loro come dei fratellastri Black Tambourine e Powerderburns, decisamente suonava lo-fi. Molto, molto tempo prima che il termine, però, divenisse d’uso comune. Tratto distintivo del terzetto di labelmate fu forse lo shoegaze. Un’aura sognante, sollevata coi piedi dall’arido suolo indie-rock stereotipato, che riusciva a rendere eteree le schitarrate anche più dense, persuadendo a farci librare sopra – libellula smarrita e senza via d’uscita ‘espressiva’ – una voce femminile (spesso…), rotolante su se stessa, tutta raggomitolata nel tappeto di suoni errabondi dal quale l’ascolto non sapeva prescindere né districarsi. Era questo lo shoegaze di Ride, Chapterhouse, My Bloody Valentine e tanti altri. Questo fu anche per Velocity Girl, Black Tambourine e Powderburns. La Slumberland, dopo un triennio o quasi tutto dedito a stampar vinili nel formato meno ingombrante, strappa il bozzolo delle uscite ‘brevi’ e si lancia nel business dei 33 giri. Le band, tutte anti-divistiche nell’atteggiamento complessivo, non vengono scelte più (o solo) per via dei rapporti personali che intercorrono fra chi l’etichetta gestisce e chi quelle musiche suona. A Lilys, Jane Pow, Lorelei, Small Factory, vanno ad aggiungersi anche act assolutamente estranei agli Stati Uniti, a Washington, al Maryland e alle relative scene locali. I grandi Stereolab sian, a questo proposito, d’esempio. Switched On e John Cage Bubblegum vedono la luce fra l’Ottobre del 1992 e il Gennaio successivo. E se il singoletto dedicato nel titolo a Cage ancora una volta gira a 45 giri, Switched On salta per la seconda volta quel fosso, a 33 giri, che Schulmann aveva deciso per la prima, e certamente non ultima, occasione di saltare con In The Presence Of Nothing dei Lilys (Settembre 1992).
Di lì in avanti la strada è in discesa per i full length in casa Slumberland, ed il 1993 si rivelerà, a posteriori, anno ricco di uscite importanti e ambiziose. Gli Sleepyhead, innanzitutto! Punk Rock City USA è l’album d’esordio dei newyorkesi. Anche loro si aggrappano ai Sonic Youth, come molti all’epoca fecero in casa Slumberland e non solo; ed anche loro, non diversamente nello spirito dai Dinosaur Jr., tentano di dare una spinta maggiormente poppy, seppur inacidita a dovere, a quei singulti inconsapevoli che chi sogna shoegaze ha da sempre sentito scorrere sotto la pelle e nel sangue. Ma non sono l’unica sorpresa in carniere finita quell’anno per la label. Anche meglio fanno i Jane Pow, amatissimi da Mike Schulmann, pur muovendosi pressoché sulle medesime direttrici stilistiche degli Sleepyhead. Spinta a metà fra Sonic Youth, Dinosaur Jr., Velocity Girl e shoegaze inclusa. Love It Be It/State rappresenta uno dei misconosciuti vertici per l’etichetta di Mike. Boyracer, Small Factory, The Ropers, The Softies, Jupiter Sun, Henry’s Dress, Beatnik Filmstars, Hood, Rocketship, son solo una manciata colta a piene mani dalle fila, abbondantissime di gruppi e dischi, dell’armata Slumberland fra 1994 e 2000. Dopo aver attraversato un periodo di stanca, abbandonate le scene molte delle band di cui abbiamo cianciato, Mike si prende un paio di anni di ‘libertà vigilata’. Dischi ne escono ancora, certo, ma a ritmo cadenzato e ridotto. Solo con l’ultimo biennio la bicicletta Slumberland ricomincia a pedalare al massimo dei giri. The Lodger, Cause Co-Motion!, Crystal Stilts, The Pains Of Being Pure At Heart, Liechtenstein, Bricolage. Nuove band, nuove soddisfazioni. Anche per chi si è ancora una volta sintonizzato su quella vecchia, polverosa, obsoleta radio a transistor che sembrava esser diventata la Slumberland col tempo. Ora non c’è però nulla più di cui preoccuparsi. Le onde si propagano con scioltezza, la trasmissione inebria l’etere, la musica ci giunge nuovamente all’orecchio. Anche stavolta, bellissima!
Intervista a Mike Schulman
1) Cominciamo parlando degli inizi della Slumberland Records. Quando e come è nata l’idea di fondare un’etichetta discografica che ti vedesse coinvolto?
Beh, l’etichetta è nata su impulso di membri di Velocity Girl, Black Tambourine e Whorl nel Dicembre 1989. Eravamo tutti amici sin dai tempi della University Of MD e già suonavamo in quell’ambito con diverse dimenticate formazioni. Era una cosa che oramai andava avanti da un bel po’ di anni, all’epoca di cui stiamo parlando. I Whorl, fra le formazioni in questione, furono senza dubbio i più longevi. Io, sempre durante il college, lavoravo anche in un negozio di dischi (ndr. il fighissimo Vinyl Ink, proprietà di George Gelestino, aperto nel 1986 e situato sulla Bonifant Street a Silver Spring, Maryland; meta obbligatoria di tutti i cultori della scena locale in principio Anni ’90). Quell’esperienza mi fece capire tante cose su come fare e poi poter vendere un disco. Quando la Slumberland aprì i battenti, davvero non riuscivo ad immaginare chi altri, oltre noi ragazzi, potesse pubblicare la musica che suonavamo. C’è poi da dire che erano gli anni in cui la scena indie vedeva esplodere il business dei 7″ (Sub Pop, K Records, Amphetamine Reptile, Treehouse, ecc. ecc.). Così immaginammo avremmo potuto inserirci in quel trend anche noi.
2) L’estetica shoegaze fu parte dello Slumberland-sound fin, in pratica, dalle prime uscite del catalogo. Quasi voleste trasportare certa fetta di suono anglosassone allora contemporaneo nell’ambito dell’indie rock americano….
In realtà il riferimento allo shoegaze inglese non era poi troppo voluto quella volta. C’erano però una quantità di band, classificabili sotto quella definizione, che certamente ci influenzarono un sacco. Penso ai vari Pale Saints, Ride, Slowdive. Soprattutto penso ai grandi My Bloody Valentine. Erano i miei preferiti, parlando di shoegaze. E mi riferisco soprattutto ai loro primi, se non primissimi, lavori. I tardi My Bloody Valentine, quelli magiormente ‘pop’, li pospongo in valore a quelli degli esordi.
3) Come successe che gli Swirlies incidessero uno dei loro primissimi singoli a 7″ per la Slumberland? Non hai mai pensato, all’epoca in cui il gruppo incise il suo solo 7″ per la tua label, di metterli sotto contratto anche per un intero album full length?
Gli Swirlies erano molto molto intimi di alcuni dei membri delle band di Providence che all’epoca conoscevamo – HoneyBunch, Small Factory – e qualcuno di quei ragazzi, chi al momento non ricordo bene, ci consigliò di prenderli in seria considerazione. Ci disse ci sarebbero piaciuti un sacco. Progettammo anche di far uscire un secondo singoletto degli Swirlies. Poi il progetto naufragò, ma onestamente in quei giorni non pensavo ancora di poter pubblicare album lunghi con la mia label. Mi sembrava un’ambizione troppo dispensiosa…
4) Domanda classica e classicamente imbarazzante…Quali sono le tue uscite preferite in catalogo dal 1989 ad oggi?
Guarda che regalo ti faccio! Una top eight delle migliori e più sottovalutate uscite Slumberland di sempre. La maggior parte della gente neanche pensa che questi gruppi fecero parte del rooster dell’etichetta….Li cito così, in ordine casuale, non di preferenza….
1. Jane Pow – Love It Be It/State – Stratosferico mod-pop con una buona dose di rabbia ed acume. “Love It, Be It” potrebbe a ragione essere considerato uno dei grandi, dimenticati album di tutti gli Anni ’90!
2. Sleepyhead – Punk Rock City USA – Eccellente band di New York City. Mi facevano venire alla mente una sorta di versione più ‘pop’ dei Dinosaur Jr. E poi quelle melodie…Davvero sublimi!
3. Linda Smith – Til Another Time – Un disco di pop casalingo, domestico, molto bello e delicato, con venature folk e una tendenza alla sperimentazione notevole. Non è detto che vi riesca di trovarli, però tentate…Tutti i suoi nastri auto-prodotti sono autentiche gemme! Pure Gold!
4. Belreve – Ron – Lo-fi pop sulla scia dei maestri Guided By Voices. Un disco musicalmente diretto verso la Nuova Zelanda, se capite cosa voglio dire…
5. Beatnik Filmstars – Beezer – Una mistura assolutamente folle di Pavement, Fall e Television Personalities. Erano in modo inconfondibile unici. Ascoltate le loro grandissime canzoni, e ve ne persuaderete.
6. AA/VV – Just A Taste – Una compilation che raccoglieva un sacco delle più rare e maggiormente riuscite canzoni appartenenti alla prima fase della storia del catalogo Slumberland. Dei classici assoluti! Ripe, Tender Engines, The Sugargliders e tanti altri i nomi coinvolti…
7. Nord Express – Central – Minimale. Elegante. Pop costruito tutto su mattoncini di Galaxie 500 e Low. Ipnotico e mesmerico.
8. Sarandon – Joe’s Record – Spigoloso, graffiante post-punk che mai trascura la vena melodica e pop. Prolifica e magnifica band.
5) Ad un certo punto della storia, la Slumberland smette o quasi di far uscire dischi. Che era accaduto di così grave che ti costrinse a pensare di rallentare le uscite? Non riuscivi più a gestire l’etichetta nel modo in cui sempre era stata gestita?
Sai, l’ellepì dei Saturday People lo feci uscire nel 2001, e nel 2003 il terzo album degli Aislers Set venne stampato. Così, sebbene rallentato, il catalogo dell’etichetta non ha mai subito delle soste totali dalle quali si sarebbe dovuto ripartire ‘da zero’. Basilarmente accadde che un sacco di band con le quali da anni ero solito lavorare assieme avessero, nel periodo che ti ho menzionato, smesso di suonare insieme. Così, semplicemente! E devo dire che, anche se ascoltavo, come ancora accade, tanta musica, non riuscivo a scovare nessuna nuova band così interessante da farmi esclamare: “Ok, si riparte!”. L’idea su cui si fonda l’etica della mia label è essenzialmente quella di farci incidere solo gente nella quale davvero credo! Così ho preferito darmi una regolata quando niente di nuovo mi piacesse si affacciava all’orizzonte. Da tanto tempo oramai gestisco la Slumberland praticamente da solo. Lo confesso, era dura mantenere l’energia e la passione degli inizi. Avevo bisogno anche di staccare un periodo dall’attività. E lo feci….
6) Delle nuove band con cui stai lavorando, almeno due ci hanno convinto e ci son piaciute molto: Crystal Stilts e caUSE co-MOTION! Come le hai convinte a firmare per la Slumberland?
Non c’è un gran storia da nascondere. Ho cominciato a comprare i singoli che i caUSE co-MOTION! sfornavano per la What’s Your Rupture? e me ne sono innamorato. Poi, quando ho deciso di riprendere nuovamente fra le mani le briglie sciolte della mia etichetta, loro furono fra le primissime band ad essere contattate per una proposta discografica. Son fortunato, hanno accettato con entusiasmo. Per quanto concerne i Crystal Stilts le cose andarono diversamente. Stavo spulciando tutta una serie di MySpace sulla rete, quando mi imbattei nel loro. Decisi di dare un’occhiata approfondita e scoprii che fra i “Top Friends” in bella vista a fondo schermata figuravano le Vivian Girls. Provai ad ascoltare qualcosa di questi Crystal Stilts. Quello che sentii mi fece sussultare immediatamente. In generale, però, mi ritengo fortunato a lavorare con tutti gli attuali gruppi in seno alla Slumberland: The Lodger, Cause Co-Motion!, Crystal Stilts, The Pains of Being Pure At Heart, Liechtenstein, Bricolage. Son tutte grandissime band!
7) Quattro salti nel tuo passato personale….Che musiche ascoltavi quando eri bambino? Cosa ti piaceva allora e ti ha influenzato sin oggi?
Mio padre e mia madre possedevano una discreta collezione di dischi. Spaziava dagli Anni ’50 – doo wop e rhythm & blues soprattutto – agli Anni ’70 – funk, jazz e soul…Immagina quanta musica fichissima ho ascoltato mentre crescevo! Ho sempre dedicato molto del mio tempo e delle mie attenzioni ai dischi. Quando appena avevo 11 o 12 anni, mi accadde di leggere per la prima volta il termine ‘punk rock’. Non ricordo più esattamente dove mi imbattei in questa definizione, quel che so è che mi piaceva e mi spinse dapprima ad acquistare dischi, e alla fine a diventare un impenitente collezionista. Da allora non ho mai smesso di esserlo, e mai ho accettato di dedicarmi all’ascolto solo di alcuni generi di musica e non altri. Sono onnivoro. Questo mi salva dalla noia e dalla stasi. C’è sempre qualcosa di nuovo sotto il solo per cui valga la pena andare in fibrillazione!
