Al cinema, col fratello di Satana
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Stefano Pifferi
- 1 Ottobre 2011
Satana ha un fratello amante del cinema. Questo fratello, maggiore o minore non è dato sapere, però non è solo un cinefilo ma ama anche la musica. Quella strumentale, evocativa, al confine tra jazz sperimentale, psichedelia cosmica e liquida, post-rock cinematico sui generis e capace di creare atmosfere cupe e dilatate di area droning alternate a squarci di impro-jazz vicine a sperimentatori nordici come Supersilent o Kilimajaro Darkjazz Orchestra. Cinematica, in una parola.
Il fratello di Satana in realtà è una pluralità sotto forma di quintetto non di primo pelo. Esperienze passate e presenti con Yellow Capra (Luca Freddi, basso/elettronica; Antonello Raggi, tastiere/elettronica; Alessandro Midlarz, sax), The Please (Stella Riva, trombone), Ronin, Quasiviri (André Arraiz Rivas, batteria) dicono di gente capace di trafficare con sonorità inconsuete e sensibilità fuori dal comune. Non tanto nella volontà di musicare immagini, cosa fin troppo abusata ultimamente (Coi Yellow Capra – è Luca Freddi il nostro interlocutore e l’ideatore dei SIMB – suonavamo musica strumentale, ma la testa era proiettata verso immagini. Abbiamo musicato corti, commentato film, realizzato patchwork di immagini), quanto nella scelta dell’oggetto da musicare.
In primis fu un mediometraggio pensato e girato in proprio, l’omonimo esordio di quattro anni fa (Un vagare notturno intorno alla città con tutto quello che rappresenta a livello di schiacciasassi emozionale musicato comeun tapis rulant che trasportasse dentro quelle immagini), che si avvale di un’elettronica tipo gorgo ambient in cui si dialogasse a coppie, basso-batteria e sax-trombone, come un quartetto jazz.
Ora, con A Forest Dark, il salto è di non poco conto: la sonorizzazione di un film muto degli albori del cinema italiano – la rendition del dantesco L’Inferno di Giuseppe De Liguoro, a. d. 1911 – con cui si erano cimentati al tempo già i Tangerine Dream. La cosa divertente – prosegue Luca – è suonare con gente che non fa della musica per ricalcare qualcos’altro di ascoltato. Veniamo tutti da esperienze molto diverse e io li ho tirati dentro in questo progetto satanico che esula da tutto il loro mondo.
Ecco così che la sonorizzazione ricalca le atmosfere oniriche e haunted di un film destinato all’oblio e fortunatamente “riscoperto”. Tecniche realizzative all’avanguardia, effetti speciali ingenui ma credibili e atmosfere generali – esiste ambientazione migliore dell’Inferno per i Satan? – ben si sposano col tappeto elettronico e l’interplay strumentale dei cinque. Cosa chiedere alla sonorizzazione, se non “vedere” con orecchie altre?
