Maya Jane Coles. The Queen of UK House
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Carlo Affatigato
- 23 Aprile 2012
Con quelli come Maya Jane Coles non sai mai qual’è il momento giusto per fare il punto. A metà dell’anno scorso la promuovevamo col suo trittico di EPs e lei sembrava all’apice della sua fase di ascesa, sul punto di concludere in bellezza il percorso con l’album che coronasse il suo status di star. Macché: da allora i riconoscimenti ufficiali hanno assunto un ritmo vertiginoso (tra gli altri è Best Newcomer agli Ibiza DJ awards e Artist Of The Year 2011 per Beatport), le cover dei magazine fioccano (vedi quella più prestigiosa di Mixmag o l’ultima sciantosissima di Vicious) e l’ultima soddisfazione in ordine temporale, l’invito a realizzare il Dj-Kicks, si configura come la consacrazione definitiva tra le stelle più luminose della dance contemporanea.
Oggi la reginetta della UK House è detentrice di un tocco unico fatto di sensibilità femminile e dinamismo deep, a rendere il gioco in 4/4 una coinvolgente esperienza di ritmo e sensualità, sia nei dj-set che nelle produzioni ufficiali (in Italia abbiamo già toccato con mano al roBOt 2011). E pensare che, come dichiarato proprio per il Dj-Kicks, la producer londinese in adolescenza odiava la house, e solo in un secondo momento ha scoperto i tesori della cassa quadra, innamorandosene al punto da iniziare a sperimentare in prima persona. A renderla la dj più chiacchierata del momento son stati gli spunti raffinati che ha sfoderato hit dopo hit e soprattutto un carattere tenace e determinato, che l’ha fatta imporre in una scena dominata dal sesso maschile (in una recente intervista Maya sostiene di aver sempre posseduto una certa virilità che la faceva sentire a suo agio coi maschi, a partire da quando nell’infanzia giocava a pallone pienamente integrata in squadre maschili).
Femminilità e virilità costituiscono il mix esplosivo che rende il suo stile inimitabile. L’energia di cui è capace si fa sentire nelle tracce più club-oriented del suo repertorio, prima tra tutte la What They Say che nel 2010 l’ha fatta esplodere tra i plausi generali di critica e pubblico, LA traccia perfetta per esser lanciata on air nelle serate clubbing più fashion: groove killer in acido, tempi lunghi ottimali per il miglior coinvolgimento fisico e quel suo impareggiabile talento negli inserti vocali, bravi a inserirsi sempre nel modo giusto, con la massima efficacia ma senza strafare in eccessi di protagonismo. D’altronde il What They Say EP quell’anno ha lasciato il segno anche grazie a pezzi come Simple Things, che della titletrack replicava appieno tutti i pregi ma su un tessuto deep più morbido, oppure Don’t Tell Me, passo gentile su cassa insidiosa e un elegantissimo refrain vocale che ti stampa indelebilmente in testa la sua voce.
La via esplicita del clubbing è parte integrante del personaggio da sempre, com’è giusto che sia. Fin dal primo Low Key passado per Monochrome, The Dazed e Not In My House, i pezzi da incursione notturna non son mai mancati (prima tendenti al minimal, vedi Riot o Sick Panda, poi più esplicitamente tech-house, con Dazed, Breathe, infine gustosamente deep con Bubbler e Nowhere), ma sono altri due gli eppì che la consacrano come prima scelta per le serate house che ambiscono a soddisfare ambo i sessi: prima Cool Down, con il brano omonimo che è forse il più rappresentativo della sua irresistibile astuzia femminile, e Steal The Sauce, affilata eppure leggera come un manto da calare in pista; poi il più recente Beat Faster, ancora deep ad apertura lenta (Beat Faster), unita ad un impianto acid dal taglio classico (Perfect Imperfections) e a umori alieni di gustosa matrice technoide (Play The Game). Tutto sempre caratterizzato da un feeling ipnotico e lussurioso che solo i numeri uno della house san rendere in maniera tanto efficace.
Eppure, dopo il successo del 2010 sembra esser scattata nella sua testala scintilla della sfida. Come se Maya, stupita dal clamore suscitato da What They Say, si fosse detta: “Ehi, ma io so fare anche molto meglio di così!” e avesse a quel punto deciso di fare sul serio. A dicembre di quell’anno esce Humming Bird, il suo lavoro più ambizioso, cinque tracce in cui la bella dj mette in mostra il suo lato più intelligente, smorzando l’attitudine da pista in favore di una ricezione più adatta alla dimensione d’ascolto: a un certo punto Nobody Else ne fa praticamente una questione pop, la freddezza glaciale dei GusGus con l’adozione di quei groove finissimi che in fondo giocano secondo precise regole funk. Il suo pezzo migliore? Può darsi, ma a raddoppiare la posta in gioco ci sono anche brani dal rigore classico come Lookin’ Out (così sarebbe suonato il Paradise Garage se fosse stato condotto da una donna) e un altro pezzo d’oro della Coles come You, deep dai sapori balearici che a tratti si trasforma in una hit da classifica solo grazie alla parte cantata, pungente eppure sempre perfettamente controllata.
I tempi si accorciano e l’impatto a primo ascolto si raffina, spostando l’attenzione su un piano di fruibilità più articolato rispetto al semplice popolo dance. La storia si ripete qualche tempo dopo col Focus Now EP e una traccia come Senseless, groove-bass irresistibile tanto quanto l’intensità regolata ad arte dei vocalizzi, semplicemente il massimo che Maya può fare versante pop, data la natura poco appariscente del personaggio costruito. A fargli compagnia però stavolta compaiono due pezzi più tagliati per l’incastro dj-set, Focus Now e Little One, anche se lontani dall’approccio esplicito a cui assistevamo fino al Cool Down EP.
Negli ultimissimi tempi arrivano le conferme sulla statura di artista dance a tutto tondo di Maya Jane Coles. A fine 2011 Don’t Put Me In Your Box tira fuori quattro tra le tracce più sfuggenti e trasversali dell’artista, con Dub Child a riversarsi su un’oscurità rigida e d’improvviso poco condiscendente, volgendo in toto alla UK bass in Cutting It Fine (qui lo stile è quello Midland altezza Bring Joy) oppure spingendo cerebralmente sull’asse acid con Something In The Air. Forse la sua prova più sperimentale, contrappasso di quanto invece avviene con l’ultimo arrivato Dj-Kicks, che invece offre uno spaccato frizzante e seducente della Maya dj-performer, fatto di tracce fresche e talenti emergenti ma soprattutto di vigore giovane e unisex come solo ad una donna poteva riuscire. La sua opera più importante, per la quale vi rimandiamo al doveroso approfondimento già fatto nell’apposita recensione.
A completare un quadro già di per sé variegatissimo, un vivace progetto parallelo insieme a Lena Cullen a nome She Is Danger (sentite la grinta di Hurt You, ma soprattutto il turbatissimo remix di Girl I Love You dei Massive Attack), l’alter-ego Nocturnal Sunshine dedito alla ricerca dubstep (ma sempre con la sua inconfondibile carica dance, vedi Can’t Hide The Way I Feel e Meant To Be) e non ultima una fitta serie di remix fatti e ricevuti, tra i quali spiccano quelli su Little Dragon, Tricky e Maceo Plex e la rivisitazione di Nobody Else fatta da T. Williams. A un punto come questo è impossibile prevedere quali siano le prossime mosse e soprattutto dove possa arrivare l’artista domani: secondo le dichiarazioni l’album è in lavorazione, ma lo si diceva già un anno fa e, vista anche l’efficacia ottenuta su breve formato, potrebbe tranquillamente essere un bluff (non sarebbe per forza un danno, come ragionavamo su (un)Known Pleasures).
Quel che è certo, e va detto, è che la Coles già segnato un solco fondamentale nella dance contemporanea, evidenziando le potenzialità che il gentil sesso ha da offrire alla scena oggi: nei tempi del revisionismo anti-‘ardkore la morbidezza sinuosa del girl power può finalmente trovare il suo spazio vitale di primo piano, e se questo era già in atto con Steffi, Deniz Kurtel o Nina Kraviz, dopo Maya Jane Coles diventa caso mediatico globale e icona di riferimento per le generazioni a venire. Tutto senza aver compiuto ancora 25 anni e su un campo – la house – nato prima ancora che lei venisse partorita. Si è parlato di geni per molto meno.
Discography
Low Key EP (2008): 7.0 / 10
Monochrome EP (2009): 6.5 / 10
The Dazed EP (2009): 6.6 / 10
Not In My House EP (2009): 6.5 / 10
Bubbler EP (2010): 7.0 / 10
What They Say EP (2010): 7.3 / 10
Cool Down EP (2010): 7.2 / 10
Humming Bird EP (2010): 7.5 / 10
Beat Faster EP (2011): 7.1 / 10
Focus Now EP (2011): 6.9 / 10
Don’t Put Me In Your Box EP (2011): 7.0 / 10
Dj-Kicks (2012): 7.2 / 10
