Heavy Hauntology
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Stefano Gaz
- 9 Maggio 2012
Fosse uscito qualche anno fa Natural History sarebbe stato un perfetto esemplare per la retromania targata Simon Reynolds. I Dope Body (al secolo Andrew Laumann, David Jacober, Zachary Utz, John Jones) sono tutti proiettati verso il passato e impegnati a portare avanti un pout pourri di influenze perlopiù ’90s, con due segni particolari: la vena heavy hauntologica ed un sound che fa della fisicità il suo vero punto di forza.
Il gruppo nasce dalla scena underground post-hype di Baltimora, (ovvero post Animal Colletive, Beach House, Cass McCombs tanto per citare i più famosi) e Natural History è il terzo album in quattro anni, dopo l’esordio autoprodotto Twenty Pound Brick e il successivo Nupping, intervallati da un paio di split con Orphan e Child Bite. La missione è cercare racchiudere in un formato noise rock assolutamente accessibile – da seconda serata su Mtv? – gli spettri del passato che aleggiano nelle vite dei quattro e che hanno nomi altisonanti quali Jesus Lizard, Rage Against The Machine, Hüsker Dü, Battles e altri ancora. Il risultato non delude.
In sostanza si tratta di un effetto mash-up allargato che coinvolge tante componenti heavy: punk, hardcore, noise, post rock, emo core. E’ inevitabile a un certo punto della lista chiedersi cosa ci riserverà il futuro giunti a questo punto e se questo crescente all in one di influenze e citazioni (come recentemente hanno fatto anche i The Men) possa davvero significare raschiare il fondo del barile – finora molto redditizio – nel campo del saccheggio passatista.
Comunque, se il frullato non offre spunti particolarmente creativi, l’eclettismo che regna in queste dieci tracce riesce a colpire ugualmente nel segno, perché i Dope Body hanno un’anima che sputa sangue e digrigna i denti. In qualunque contesto si muovano l’obbiettivo rimane sempre un kick the ass, magari sgomitando e pogando fino all’ultima goccia di sudore. Ci ha visto giusto ancora una volta la Drag City: se dal vivo riusciranno a confermare/amplificare l’impressione suscitata da Natural History le cose si faranno davvero interessanti.
