ELEMENTI 2026: il paesaggio come pratica d’ascolto, intervista a Lagoss, Sissj Bassani e Ugnė Uma
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Edoardo Bridda
- 2 Giugno 2026
ELEMENTI non è soltanto una rassegna diffusa di concerti e performance. Fin dalla sua nascita, il progetto ideato da MAGMA considera il paesaggio una componente attiva dell’esperienza artistica. Infrastrutture, architetture e ambienti naturali della Romagna entrano così nel processo creativo e nelle modalità di fruizione delle opere. Un approccio che, nell’edizione 2026, continua a interrogare il rapporto tra pratiche artistiche contemporanee e territorio, chiedendo agli artisti non semplicemente di occupare uno spazio, ma di confrontarsi con esso.
Dalle risposte raccolte tra alcuni dei protagonisti del cartellone emerge una sensibilità condivisa: il paesaggio non è mai uno sfondo neutro. Al contrario, diventa una presenza attiva, capace di orientare processi creativi, modalità percettive e forme performative.
Paesaggio e creazione artistica: il luogo come materia viva
Per i Lagoss il rapporto con il territorio è inscritto nel DNA della loro musica. Il duo, che vive e lavora a Tenerife, considera la geografia una vera e propria sorgente compositiva. Le isole, i suoni ambientali, le registrazioni sul campo e persino la piantagione di banane che circonda il loro studio diventano materiali da incorporare nei brani. Registrazioni ambientali, risonanze e dettagli acustici legati ai luoghi finiscono per incidere direttamente sulla forma dei brani. La performance nasce così dall’incontro tra ambiente, improvvisazione e ascolto, in un dialogo continuo con l’architettura che ospita il concerto e con le reazioni del pubblico.
Anche per Ugnė Uma il paesaggio esercita un’influenza decisiva, seppure in una direzione differente. La cantante e producer lituana richiama la tradizione romantica e l’idea che paesaggio esterno e paesaggio interiore siano costantemente in relazione. Cresciuta tra Vilnius e le spiagge del Baltico, vede negli spazi attraversati una forza capace di modellare immaginazione e pensiero. Quando la strumentazione si riduce all’essenziale, osserva, ogni contesto entra immediatamente nella performance: la voce diventa una superficie sensibile che riflette ciò che accade attorno, mentre il pubblico e l’ambiente contribuiscono a costruire uno spazio condiviso di attenzione e ascolto.
Più radicale appare la riflessione di Sissj Bassani. La performer mette in discussione l’idea stessa di paesaggio come semplice cornice e preferisce parlare di ciò che resta ai margini del processo artistico, di tutto ciò che sfugge alla tendenza contemporanea a trasformare ogni intuizione in progetto e ogni progetto in prodotto. Per Bassani il contesto non è un elemento accessorio ma la condizione stessa dell’opera. L’architettura, gli spazi aperti, la disposizione del pubblico, persino la pioggia, partecipano alla costruzione dell’esperienza tanto quanto il gesto performativo.
L’ascolto come esperienza condivisa
Se le prospettive divergono, è sul tema dell’ascolto che le tre ricerche trovano un terreno comune. Per i Lagoss ascoltare significa reagire continuamente all’ambiente circostante. L’improvvisazione e la lettura dell’energia del pubblico influenzano l’andamento del live, costruito come un percorso in costante evoluzione. Anche l’architettura entra nel processo: riverberi, risonanze e caratteristiche acustiche degli spazi diventano elementi attivi della performance.
Per Ugnė Uma l’ascolto coincide invece con la possibilità stessa dell’incontro. Ogni luogo offre un’occasione per ascoltare, anche quando restituisce soltanto il proprio eco. Il pubblico, con la sua attenzione, contribuisce a creare uno spazio condiviso in cui performer e spettatori si sostengono reciprocamente.
Bassani amplia ulteriormente il discorso, attribuendo all’ascolto una dimensione quasi politica. In una quotidianità saturata di rumori e stimoli, prestare attenzione a ciò che ci circonda diventa un modo per riattivare la percezione. L’arte, secondo la performer, conserva il compito di risvegliare i sensi e ristabilire un rapporto diretto con l’ambiente, prima ancora che con il significato delle opere.
Pur provenendo da percorsi molto diversi, i tre artisti convergono su un punto essenziale. Ascoltare un luogo significa riconoscerne le caratteristiche, lasciarsi influenzare dalle sue trasformazioni e accettare che una performance possa modificarsi in relazione al contesto che la ospita. È una visione che coincide con la filosofia di ELEMENTI, festival che continua a esplorare il confine tra concerto, intervento site-specific e attraversamento territoriale.
Ogni luogo conserva una propria memoria, una specifica identità acustica e una storia particolare; ogni intervento artistico nasce dall’incontro con queste caratteristiche. Il paesaggio smette così di essere una semplice cornice e diventa uno degli elementi che contribuiscono a definire l’opera stessa.
