Diverting Duo. Ogni uomo è un’isola
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Nino Ciglio
- 5 Maggio 2013
Fare della terra colta una radura sterminata. Fare dell’alba una culla di suono, della brina una condizione di esistenza, uno stato che porta alla gioia. Ascoltando We Lend You A Memory, il secondo lavoro dei Diverting Duo, ci viene in mente una steppa sconfinata e arida, che, a prima vista, appare distante dall’immaginario della Sardegna, loro terra d’origine. A scapito di chi dava loro dei provinciali e delle solite band con forma tradizionale (chitarra-basso-batteria), il duo sardo si è fatto contaminare da un altrove che ha reso imprescindibile la propria condizione geografica. Crescendo insieme, hanno poi trovato linfa nei grovigli della musica elettronica, sporcata dai suoni astrali del Nord Europa, contaminata con le rivoluzioni recenti di Thomas Morr e la sua scuderia di berlinese.
“Non credevamo che chi avrebbe ascoltato We Lend You A Memory avrebbe avuto la necessità di immaginare il posto in cui viviamo. Noi viviamo su un’ isola”. Ogni uomo è un’isola, anche se le sponde del suo mare lo portano a relazionarsi con l’altrove. Proprio questo bisogno di essere solitudini al plurale, luoghi di passaggio o di scambio, ha creato gli epigoni di un progetto fondato sulla ricerca, senza rinunciare alla purezza del pop. La condizione di “isolani” svolge una parte fondamentale, perché è attraverso questo silenzioso habitat di meditazione che il duo riesce a “far vedere” la propria musica: “credo però che quello che è arrivato a chi ascolta sia proprio quella sensazione che provi davanti ad una natura selvaggia e solitaria”.
Il loro cammino, iniziato alcuni anni fa con Lover/Lover, aveva preso una deviazione già durante la promozione di quel disco. Canzoni come Home e Outset – le prime composte del nuovo lavoro – suonavano come un campanello di allarme riguardo a un possibile cambiamento di genere; l’utilizzo di tastiere e bassi elettronici avrebbe fatto il resto. È così che attraverso synth e campionamenti, Sara e Gianmarco concepiscono l’importanza del ricordo, di quello lasciato a marcire al sole ardente. “Non volevamo dare alla parola “ricordo” un significato pienamente storico. Non è un ricordo del passato, è un ricordo del presente. Il suo significato si fa più leggero, più frivolo”. È quel lend (prestare), che si fa carico del significato primario della riflessione: “sapevamo che alcuni pezzi sarebbero arrivati in maniera molto precisa e intensa e speravamo di riuscire ad influenzare l’immaginario del nostro interlocutore, trasmettendo immagini e sensazioni. E’ questo il significato di prestare”. I Diverting Duo ci vogliono prestare i loro ricordi brucianti dell’isola dalla quale provengono, ci vogliono portare per mano in percorsi esistenziali.
È sempre affascinante ascoltare “musica del silenzio”. Molte band elettroniche ci riescono; molte band, attraverso pochi suoni, creano la dimensione giusta per una meravigliosa quiete che si fa musica. Non è facile, certo, ma i Diverting Duo si avvicinano a questa prospettiva, lavorando per sottrazione e rendendo il loro sound la cifra sentimentale dei sogni. “Avevamo un’idea precisa sulla direzione che volevamo far prendere al disco e con Matteo (Sanna, dei Karate Lessons, ndr) abbiamo deciso di non caricare esageratamente i pezzi, ma di raggiungere un equilibrio con quello che ritenevamo essenziale. Una volta raggiunto l’obiettivo abbiamo lavorato sulle sfumature. Trovo che Matteo sia riuscito a rendere proprio quella dimensione del silenzio”.
Alla stregua di Mùm, Lali Puna, Sigur Ròs, i Diverting Duo dimostrano mente aperta nel concedersi il tempo necessario per rielaborare le proprie influenze. Sara domina la voce con l’eleganza sporca di Nico, interpreta più che cantare: “Prendi un pezzo come Frozen Warnings; Mi ha insegnato molte cose, innanzitutto a dare il giusto peso alle singole parole”. È naturale chiedersi se sarebbe stato possibile concepire i testi di We Lend You A Memory in italiano o se un genere come questo prevede solo ed esclusivamente fughe anglofone: “Forse è solo una questione di dimestichezza. Trovo che l’italiano sia una lingua difficile da utilizzare, ma la amo profondamente. Non l’ho scelta tempo fa e non credo che lo farò in futuro”. Tutt’altra strada rispetto all’ “Italia visibile” del neo cantautorato, più fruibile e più esposta all’uncino mediatico. La lettura dei Diverting Duo è semplice: “Non abbiamo nessun preconcetto rispetto al cantato in italiano o in inglese o al cantautorato in quanto tale. Il nostro sound nasce da influenze che hanno poco a che fare con l’Italia, è più esterofilo”.
Sul fronte degli arrangiamenti, il discorso è tutt’altro che scontato. Molto spesso chi si trova a gestire questo tipo di suono deve vedersela con l’eterno scontro fra digitale e analogico, fra “suonato” e “campionato”. E lo deve fare soprattutto a partire dal live: “Durante i nostri concerti scegliamo di mantenere la performance live più vera possibile. La consideriamo, in un certo senso, una questione di onestà verso chi ci ascolta. Durante i live rimangono in base i beat elettronici, mentre voci, synth e chitarre sono suonati in real time”. Il corrispettivo visivo di questa “fedeltà” è la storia del loro ultimo video, Outset, girato con mezzi vintage d’eccellenza: “siamo arrivati alla decisione di girare in Lomokino quasi per gioco. Il risultato di questo lavoro è una sequenza di 2300 fotografie analogiche che Theo (Putzu, il regista, ndr) ha poi scansionato e montato. Posso dire che le difficoltà sono state tante, a partire dalla scelta di mezzi non “professionali”. Il risultato però ci dice che ne è valsa la pena!”.
Ogni uomo è un’isola, nessun uomo è un’isola. La Sardegna ha una viva realtà da scoprire, “Cagliari è un posto fantastico, pieno di vita notturna e di locali dove suonare”. Certo, non è facile per i Diverting Duo trovare supporto e conforto in band dalle simili affinità elettive. “L’unica band che mi sentirei di accostare al nostro tipo di musica ed immaginario sono le Lilies on Mars che però si dividono tra Italia e Inghilterra”. Il rischio è dietro l’angolo: molti artisti che, come i Diverting Duo, ricevono apprezzamento all’estero e sono isolati nel loro gusto da un’Italia troppo spesso sorda, decidono di emigrare altrove. Fra questi, nomi come Indian Wells o Banjo or Freakout. Ma per ora i Diverting Duo ci rassicurano: “non abbiamo intenzione di spostarci dall’Italia; abbiamo in progetto però, per il prossimo autunno, di fare nuovamente qualche data europea e italiana”. Un’occasione in più per frenare questa insolita forma di brain drain.
