Generazione noir post lynchana

Le canzoni di Alex Zhang Hungtai, in arte Dirty Beaches, stanno in quella zona del crepuscolo fra grottesco e noir tanto cara a David Lynch. In quell’attimo prima che il sogno si trasformi in incubo, quando la voce del crooner svampa in un riverbero assordante e la scena assume connotati agghiaccianti. Il suo recente Badlands è un precipitato romantico di rockabilly, surf music e hot rod minimale che pare uscire da una radiolina sintonizzata sui 50s.

E’ lui stesso a definirla “soundtrack per un film inesistente“, conscio della potenzialità cinematiche del suo progetto. “Il cinema ha sempre fatto parte della mia vita. – racconta – Da ragazzo lavoravo in una videostore, in cui si tenevano molti film stranieri. Di notte, quando non affittavo porno, ne guardavo tonnellate. Per tutta la notte, tutte le notti.

Badlands è frutto di un percorso artistico condotto in perfetta autonomia, documentato in numerose cassette incise dal vivo. Un apprendistato casalingo in cui l’artista ha imparato a maneggiare rumori d’ambiente, sonorità radicali e drum machine di “pesantezza” industriale. Ora sembra il figlioccio di Alan Vega intento a distorcere stereotipi dell’America rurale. “L’album si basa sull’esperienza del mio lungo peregrinare in macchina per le piccole città degli Stati Uniti, sulle persone curiose e sulle donne che ho incontrato.

Capelli impomatati, baffetti e sguardo sfuggente (in una somiglianza prodigiosa col Bobby Perù/William Defoe di lynchana memoria) è facile immaginarselo guidare la sua corvette per le strade impolverate alla periferia del sogno americano. “Quello che cerco di creare con le mie canzoni è un personaggio basato su me stesso, un mix di fiction e realtà, che è un modo più interessante di mettere in musica intime confessioni.

Eppure Hungtai è culturalmente apolide. Taiwanese di nascita, immigrato in Canada da bambino, ha frequentato le high school alle Hawaii e girato decine di città prima di trovare base a Montreal. “Non posso dire di avere un vero senso di appartenenza. Allo stesso modo il protagonista delle mie canzoni è sempre qualcuno in esilio o costretto ad abbandonare le proprie sicurezze per trovarsi straniero in una nuova città.

Badlands non è ancora stato ufficialmente pubblicato che già è partita la campagna acquisti da parte delle label. “Fino ad ora ho realizzato tutto da solo – confessa – Ma quella del lo-fi per me è una necessità, non è una scelta estetica.” Prepariamoci, dunque, a vederlo uscire presto dall’ombra.

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