Decorative Art 70s
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francesca
- 1 Aprile 2009
Steve Moore (chitarra, basso, synth) e A.E. Paterra (batteria, synth) sono personaggi da tempo noti in casa Relapse. Il loro debutto, Cosmos (Release Entertainment, 2004), ristampato su Aesthetics nel 2007, uscì in tempi non sospettabili di seventies trend, segnando sulla mappa quelle che di lì a poco sarebbero diventate le mete preferite dal duo di Pittsburgh: il prog nostalgico e visionario, risolto nella classica triade di tempi spezzettati, rapidi loop melodici e uso di sintetizzatori vintage e un mantice spruzza-ambient come solo nel sogno tangerino di Phaedra. L’immaginario di riferimento non era rintracciabile che nell’estetica di un decennio che celebrava il design d’interni, il cinema horror italo-statunitense e la nascita dei videogiochi.
Con Surface To Air (Relapse, 2006) la componente prog avanzava su quella ambient (i cambi di tonalità in Challenger Deep, con tanto di batteria sofferente di protagonismo), e si palesavano le evidenti influenze di Alan Parsons, non ultima l’ idea del concept album, perseguita da Cosmos (incentrato, appunto, sulla cosmologia) fino al recente Spirit Animal (costellato di riferimenti alla fauna terrestre).
Dopo l’uscita di vari lp in edizione limitata, arriviamo ai giorni nostri. A gennaio del 2009 è la volta di uno split con i Maserati (recensito in questo numero) e dell’opera terza, Spirit Animal, che percorre ormai in tutta fluidità la doppia corsia Tangerine Dream/Alan Parsons. Eventuali deviazioni pinkfloydiane sembrano trovare un precedente recente negli Air di Virgin Suicides, nonostante l’evidente diversità d’intenti ed esiti. Là dove i francesi sfoggiavano un ego ingombrante, pur flirtando col revival, gli Zombi si perdono tra le trame della storia, inghiottiti in un’odissea spaziale degna dei migliori incubi di Stan Brakhage.
Ed è il feticismo passatista, sommato a un indiscusso gusto per accordi e melodie malinconiche e delicate, a costituire la cifra essenziale degli Zombi, che limano ogni barocchismo prog, coniugandolo col kraut in maniera quasi perfetta. E se è da qualche tempo che questi generi sono riaffiorati anche in ambienti poco sospettabili (pensiamo ai Guapo e alla nuova generazione cosmica), Moore e Paterra sono quelli che suggestionano di più, rievocando un tempo in cui Dario Argento e George Romero affidavano le loro colonne sonore ai Goblin e c’era sempre qualche alieno pronto a banchettare sotto un tavolo ovoidale.
