Death And The City
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Diego Ballani
- 27 Febbraio 2012
Sin dal moniker, ispirato ad un romanzo di Jim Thompson, i Pop. 1280 emanano il fascino torbido di certa avanguardia letterata. Sono autori di un Frankenstein rumorista assemblato con frattaglie di Pussy Galore e Suicide, e un album che nel titolo cita Joseph Conrad. “Una domenica mattina – ricorda Ivan Lip – io Chris stavamo facendo colazione. Gli ho chiesto come stava e lui mi ha risposto ‘L’orrore…’. Solo dopo abbiamo notato che si adattava all’album“.
Hangover a parte, come definire quel campionario di feedback sanguinosi, neo tribalismi industriali ed efferatezze assortite che hanno tolto agli A Place To Bury Strangers il primato di “loudest band in New York“? Roba per stomaci forti, un primitivismo di ritorno che fornisce una chiave di lettura alla realtà suburbana della Grande Mela. “Lavoro quotidianamente con poveri e disabili – spiegava Lip, ai tempi del primo singolo Bedbugs – e uno dei problemi maggiori, quando si vive accatastati in palazzi fatiscenti come questi, è quella di fronteggiare le infestazioni“.
Era il 2009 e su queste premesse la band fondava la sua poetica del degrado. Il sound di Bedbugs (cimici) pagava pegno al post harcore macilento dei Flipper, ma negli ultimi due anni la situazione è cambiata. A Lip e Chris Bug (che si spartiscono chitarre e synth), si sono uniti il batterista Zach Ziemann e il bassista Pascal Ludet. “E’ stato un periodo difficile – ammette Bug – Eravamo in uno stato mentale malsano, dovuto ai continui cambi di formazione e questo ha inevitabilmente contribuito al clima generale dell’album“.
Atmosfere, quelle di The Horror, che in quanto a negatività, non temono confronti. Brani come Bodies In Dunes sembrano fatti apposta per spostare un pò più in alto l’asticella della tollerabilità. “L’ispirazione arriva dalla storia di un serial killer che si stava svolgendo mentre registravamo, poi però la canzone ha preso una strada sua che riflette lo stato d’animo in cui ci trovavamo“.
Protagonista è sempre l’alienazione della metropoli, ma qui siamo lontani dal glamour intellettuale del Lower East Side dei tardi 70s. L’interpretazione che ne fanno i Pop. 1280 è un mix di sensibilità post lynchana e cyberpunk paranoico mutuato dai Chrome, grazie a cui i scandagliano le pieghe di un tessuto urbano necrotizzato, eroso dalla povertà e da una tecnologia priva di confini etici.
The Horror, ancor più del precedente The Grid, è metafora di tutto questo. “La differenza è che mentre lo registravamo eravamo molto più miserabili, il che ha dato all’album la sua precisa identità“.
