Cold Specks. Non sono una cantante soul

Deve essere un po’ stanca di essere sempre limitata all’ambito soul/black, che comunque rimane una matrice indelebile del sound che Al Spx, in arte Cold Specks, propone in una versione più personale e inspessita (nel sound) con il suo ultimo disco, Neuroplasticity. Probabilmente alla musicista di base a Montreal, una città in cui l’effervescenza della scena musicale non favorisce certo la costruzione di steccati tra i generi, deve dare soprattutto fastidio l’essere paragonata a prodotti di stampo nettamente meno autoriale e più commerciale, in primis Adele.

Ma il sound di Cold Specks ha in effetti anche molto altro da dire, a cominciare da pulsazioni ambient e contaminazioni electro che fanno capolino nell’ultimo album. Manca forse ancora un po’ di originalità sul fronte della composizione, ma Cold Specks è sicuramente un nome da tenere in considerazione per quanto riguarda il cantautorato al femminile internazionale. L’abbiamo raggiunta per qualche veloce considerazione, in previsione delle sue tre date italiane tra Milano, Torino e Bologna.

Qual è stata la maggior ispirazione per il tuo ultimo disco? Che cosa è cambiato rispetto al passato?

Credo che la principale fonte di ispirazione per il disco derivi dalla mia voglia di cambiare. Ho voluto a tutti i costi un suono più comunicativo e ho cercato di raggiungere questo scopo prima ancora di scrivere qualcosa. Ho passato anni portando in tour canzoni acustiche e non lo potevo più sopportare. Trovo che la rarefazione e la minimal siano noiosi.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un nuova riscoperta del soul: che cosa ne pensi? L’idea di “nu soul” o “new soul” ha qualche significato per te?

Assolutamente no. Per essere onesta con te, credo che sia assurdo: non faccio davvero soul music e non so che cosa sia il “nu soul”. A volte mi ritrovo relegata in questa categoria solamente perché sono nera, ma non è per nulla rappresentativa della musica che produco. Credo che sia un po’ una visione limitata.

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Montreal è una città con una importante ed effervescente scena musicale. Credi che ti abbia influenzato nel tuo modo di approcciare la musica e di scriverla?

Assolutamente. Non credo che questo disco sarebbe stato lo stesso senza Montreal. Siamo stati agli Hotel2Tango studio per circa cinque mesi. È stata un’esperienza fantastica. Credo, poi, che sia normale che ciò che ci circonda filtri nel songwriting.

Stai portando in tour il tuo ultimo disco. Ti piace l’approccio live? Dove ti piace di più suonare? Che aspettative hai per i tuoi concerti italiani?

Sì, mi sto molto divertendo a portare in giro questo disco. È tutto molto eccitante e nuovo: finora mi è sembrata una favola. Mi piace andare in Paesi che ho visitato raramente. La parte italiana del tour sarà molto speciale. Senza dimenticare che il giorno della mia data a Torino sarà anche il mio compleanno!

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