Blues adolescenziale
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Fabrizio Zampighi
- 1 Dicembre 2008
Ventitré anni possono sembrare pochi per fare blues, ma sono sufficienti se l’idea di musica che hai in testa è abbastanza malleabile da assumere una forma che ben si adatta al tuo profilo scavato e senza rughe. Ancor più se, in partenza, l’intenzione è sintetizzare passioni “giovanili” come psichedelia e new wave in una formula musicale scarna ed essenziale, desolata ma intensa, al servizio di un falsetto dal carattere scontroso.
La new wave, nel tempo, potrebbe allora trasformarsi in una chitarra acustica à la Robert Johnson, continuare a giocare con gli scarti fantasiosi della psichedelia e citare, nel contempo, degli Ottanta oscuri e sotterranei. Per “illuminare” episodi come Com-passion (“La passione di Cristo narrata secondo i pensieri del protagonista. Gesù comunica telepaticamente con il padre, trascinando assieme alla croce, la sua collezione di dischi punk e qualcosa di Nick Cave” ) o Wicked Child (“Una cartolina di una probabile apocalisse. Un fermo immagine su un paesaggio in fiamme. Un bambino dallo sguardo maligno che cresce ascoltando Mother Heart dei Gun Club”), Terminally Illness Blues (Un malato terminale intona il suo ironico blues sul letto di morte, esprimendo il desiderio che qualche buon’anima si occupi della sua affezionata tartaruga d’acqua dolce) o Beach Party (“Ballata in Stile “Natale a Nashville” in cui ritroviamo Syd Barrett e Leonad Cohen a scartare regali sotto lo stesso albero canticchiando una filastrocca in tre quarti sull’eccesso di libertà”), brani infarciti di inventiva surrealista ma capaci, comunque, di radicarsi in un immaginario riconoscibile. Per Samuel Katarro aka Alberto Mariotti, c’è un passato remoto nell’underground di Pistoia – Radio 85, Smirne, Korova, alcune delle band in cui ha militato –, un passato prossimo come opening act, tra gli altri, di artisti del calibro di Heavy Trash e un presente nelle mani di Marco Fasolo – altro battitore libero di casa nostra nonché co-produttore dell’esordio Beach Party -, a perdersi in un suono arcaico e spigoloso, ad abbracciare atmosfere ossessive, a dar vita a un progetto fuori dal tempo, e per questo, fatto per durare. Con buona pace di chi vede in lui un errore da laboratorio, in tempi in cui la musica vende suonerie e alimenta sogni irrealizzabili invece di scartavetrare il cuore.
