Album

ADL

27 Marzo 2026 trap rap

Con 2093 il rapper californiano Yeat sembrava finalmente aver trovato una quadra spostando il baricentro su un suono più notturno, freddo e industriale. Il successivo Lyfestyle, pubblicato a pochi mesi di distanza, aveva però frenato gli entusiasmi snocciolando una sequenza di tracce deboli e senza uno scheletro solido come quello del predecessore.

Con una wave di giovanissimi che si sta facendo largo (OsamaSon, Che, 2Slimey, Slayr, Xaviersobased, Nettspend…) estremizzando la componente bassy della rage, Yeat – nonostante abbia appena ventisei anni – sembra ormai uno “zio” in confronto. L’americano probabilmente ne è consapevole e per il nuovo album ADL sceglie di cambiare campionato cercando di gareggiare direttamente con i grandi del mainstream rap. Il risultato non è diverso dai tanti pasticci streaming-friendly un tanto al chilo che dominano da qualche anno le classifiche italiane: un album senz’anima (nonostante il pseudo concept del disco 1 A Dangerous Lyfe  e disco 2 A Dangerous Love) con una parata di guest star vagamente randomica (si va da Grimes a Kid Cudi, passando per Joji, 070 Shake e addirittura Kylie Jenner/King Kylie e mister Elton John), imbastito su beat basici che nel migliore dei casi sembrano scarti di scarti di Kanye.

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