Album
13
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Edoardo Bridda
- 28 Aprile 2026
Nella presentazione che si sono attribuiti su Spotify, Workout Holiday del 2008 li consacrava come “genre-defining outsiders”: una formula che descrive bene White Denim, il progetto di James Petralli, un tipo onnivoro, poco incline a fissarsi su un genere ma, anzi, sempre pronto a lanciarsi in nuove commistioni.
Con 12 la (one-man band) aveva messo in scena una miscela di soul, pop, R&B e psichedelia costruita con oltre trenta musicisti a Los Angeles, tra revival anni ’60 e ’70 e disincanto contemporaneo. In 13, invece, collaboratori vecchi e nuovi come Jessie Payo, Owen Pallett, Kosta G e Loud Forest contribuiscono a un mosaico più caotico ma centrato sul groove.
Un groove che può essere quello sporco e limaccioso dell’opener (God Created) Lock and Key, vicino all’energia di Jack White e Jon Spencer, oppure avvinazzato country-psych in Chew Nails. Altrove lo troviamo vestito degli abiti ’80 degli Scritti Politti (Only a Fool), immerso nelle glasse dub à la King Tubby, oppure tagliato su un funk à la Gap Band (That’s Rap).
L’effetto è euforico-psicotropo: un viaggio lungo le highway californiane con la radio FM che salta tra decenni e cataloghi discografici. Non regge il confronto con la Storia — né lo cerca — così come si colloca una tacca sotto il disco precedente, più compatto e ispirato.
Si ascolta comunque con piacere e, quando tutto gira per il verso giusto, è davvero efficace. E per i cultori, la caccia ai riferimenti resta uno sport sempre praticabile: se in Ruby è evidente l’eco dei Rolling Stones, dove collocate Terry Reid, Stevie Wonder, Caetano Veloso o John Cale?
Tracklist
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Discografia
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- 1 (God Created) Lock and Key
- 2 Chew Nails
- 3 Only a Fool
- 4 Time Time
- 5 Crossfyre
- 6 Keep Calling Me (Baby)
- 7 Earth To
- 8 That’s Rap
- 9 Hired Hand #2
- 10 Ruby
- 11 Matchbook Baby
- 12 Quiet Moment
- 13 Drive Trucks
