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Echo Echo

24 Febbraio 2023 elettronica jazz

WAAN è una parola olandese che letteralmente significa “delirio” ma, in senso più largo, anche “vivere il momento”. In un caso o nell’altro, un nome che ben rappresenta la musica che il duo composto dal sassofonista Bart Wirtz e dal tastierista Emiel van Rijthoven produce in tandem. Affiancati da Oscar de Jong e (meglio conosciuto come membro dei Kraak & Smaak) in veste di produttore e coadiuvati dal bassista Rik Kraak e dal batterista Mark Schilders, con questo Echo Echo i due musicisti si danno con successo all’esplorazione di quella terra di mezzo tra le frange meno ortodosse del jazz e quelle dell elettronica musicalmente più acculturata, terreno fertile che tanto di buono sta producendo negli ultimi anni.

Il successo creativo o meno degli esperimenti musicali di questo tipo dipende da quanta personalità le parti coinvolte sono in grado di esprimere. In questo caso le anime musicali dei rispettivi strumentisti vengono ben rappresentate e si complementano efficacemente a vicenda. Da una parte il veterano sassofonista Wirtz con il suo fraseggio elegantemente classico e dall’altra l’estro di impronta più moderna del tastierista van Rijthoven. Composto, registrato e prodotto in un lungo lasso di tempo e frutto di jam sessions, ripensamenti, sovraincisioni e tagli (utilizzando una metodologia più tipica delle produzioni di area più propriamente elettronica) questo Echo Echo non soffre comunque di questa complessa gestazione, anzi.

In un vibrante e stimolante succedersi di atmosfere stilistiche, l’album si apre in maniera esploratoria come il brano intitolato Kink, che traccia intriganti parallele tra la tradizione di New Orleans e l’ Ethiopic-jazz, cosi come è anche nel caso della traccia intitolata Omi. A questi si succedono altri momenti di grande presa come nel refrain di Lost, che evoca la maestosa intensita dei Weather Report di Heavy Weather, come anche nel respiro epico e cinematico di 1974 mentre la nervosa Hard Cane Bone unisce la baldanza di una ritmica funky ad un refrain armonico epico di stampo prog in un arrangiamento composito e strutturato. Per contrasto poi spiccano anche le delicate melodie di Open e Chivat, contraddistinte da liriche sequenze di accordi di tastiere e dall’intenso sax di Bart Wirtz.

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