Album
Confidenza
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Edoardo Bridda
- 26 Aprile 2024
Thom Yorke torna a musicare un film che, ancora una volta, porta la firma di un regista italiano. Dopo Suspiria, il remake di Luca Guadagnino dell’intramontabile cult e classico del cinema giallo di Dario Argento, tocca a Confidenza, il film di Daniele Luchetti.
La soundtrack esplora tensioni epidermiche attraverso un’ambient in scala di grigi dalle parti del Tim Hecker più cinematico tra glitch, loop, archi liofilizzati e marinature di fiati (ottimo l’attacco The Big City). Fiati, specie in combutta jazz, che rappresentano per il frontman, qui compositore, un terreno elettivo d’indagine. Li si ascolta in digressioni free (delicate in Letting Down Gently, più avant contemporanee “in prova d’orchestra” su On The Ledge), acidi nel vorticoso procedere di Prize Giving, in versione drone-didgeridoo nella herzogiana In The Trees, o folcloristici (Nosebleed Nupitals, omaggio alle fanfare siciliane?) e in omaggio libero a Morricone (Bunch Of Flowers). Materia anche non distante da quella bazzicata dal trio con il quale il frontman è attualmente in tour, gli Smile.
Adattato da Francesco Piccolo e dallo stesso regista per il grande schermo, il lungometraggio è il ritratto del maschio contemporaneo, un uomo in fuga dalle sue debolezze che può soltanto sperare di essere, finalmente, smascherato. Di cosa si vergogna di più Pietro (Elio Germano), del segreto inconfessabile che racconta a Teresa (Federica Rosellini), la donna che dice di amare, o della sua intera esistenza, costruita per sembrare migliore di quello che è?
Sinossi del film
Sul lato più accessibile, caldo e avvolgente c’è Knife Edge, di fatto una ballad piano, voce ed effetti, uno dei due episodi (l’altro è Four Ways In Time) in cui Yorke si avvale del caratteristico canovaccio canoro soulful-impressionista. A prevalere comunque è la tensione, la sensazione di pericolo che logora ogni certezza, parente di quella che abitava le musiche di Suspiria, qui declinata ad esplorare cosa si cela dietro la (falsa) confidenza del protagonista del film, un uomo in fuga dalle sue debolezze, soprattutto dall’amore. Che vive in una prigione fatta di vergogna, menzogne ed angoscia.
Con il cast abbiamo lavorato costantemente alla ricerca di sottotesti distorti, per dare il senso di uno squilibrio perenne, un bilanciamento magnetico che non è mai esattamente dentro la scena, ma fuori, spostato altrove. Anche Thom Yorke ha capito subito che il film aveva bisogno di una colonna sonora che dopo, scherzosamente, abbiamo definito “sbagliata”
Daniele Luchetti, RS Italia
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