Album

Pick-Up Full Of Pink Carnations

12 Gennaio 2024 rock indie

Produce Andrew Wells (Halsey e Phoebe Bridgers) e missa Dave Fridmann quando nel precedente erano Daniel Ledinsky (Tove Lo, Rihanna, TV On The Radio) e Andrew Maury (Lizzo, Post Malone), come dire che i londinesi Vaccines alla spendibilità del loro sound ci tengono. Pick-Up Full of Pink Carnations è il sesto album e continua un’ormai consolidata tradizione nel segno di un rock liofilizzato, antemico ma pur sempre a trazione indie.

Come una sorta di Coldplay del New Jersey, con Jack Antonoff dei Bleachers al posto di Chris Martin (Discount De Kooning, Sometimes, I Swear, Heartbreak Kid), o come un i Killers, poco prima di accettare la loro definitiva incoronazione manistream (altezza Day & Age), 60s e 80s sono sempre nel cuore della formazione il cui leader Justin Young già da qualche anno abita a Los Angeles, come si confà a ogni rockstar che nel suo piccolo ce l’ha fatta (Sunkissed).

Anche del buon revival altezza modern age fa parte del party: Lunar Eclipse non potrebbe essere più strokesiana con il distinguo che i Vaccines, come ogni brit band da radio FM che si rispetti, sul ritornello alzano volumi e voci, come potremmo aspettarci dai Kaiser Chiefs, dai Wombats e, senza girarci troppo attorno, dai Coldplay. Heartbreak Kid ha quel feel good che popolava il precedente Back in Love City, Discount De Kooning (Last One Standing) e, soprattutto, Another Nightmare, hanno i riff di chitarra e i synth che chiamano in causa la new wave di New Order & Co., senza però smuovere particolari scossoni emotivi. I brani seguono un po’ tutti lo stesso canovaccio: le citazioni del caso, il crescendo e il singalong voluto e cercato nel chorus. Si chiude il cerchio con citazioni del Boss, la rima Bruce Wayne/Mark Twain (e non si pensi che questo sia il fondo del barile), distillati di semplicità e coretti ‘oh oh oh’.

E come nel caso di parecchie delle band qui citate, è tutto ritagliato su misura per il lettore medio di NME (Ciglio docet), a partire dal titolo ispirato al classico di Don McLean American Pie e dunque alla morte dell’innocenza (e del sogno americano).

Il disco fa un po’ il bilancio dei due anni vissuti in USA dal leader. Il risultato? Impeccabilmente dimenticabile, risucchiato com’è nel mare magnum delle produzioni di questo tipo, ormai fuori tempo massimo, ma destinate a quella fetta di giovanissimi che magari, grazie a Tik Tok, hanno scoperto brani come If You Wanna, Norgaard e Post Break-Up Sex, tutti estratti dall’album d’esordio del 2011 e di gran lunga i più ascoltati del loro repertorio sulle piattaforme digitali.

Il problema è che, laddove il precedente (dannatamente imperfetto) Back in Love City era perlomeno il tentativo di allontanarsi il più possibile da certe atmosfere e sperimentare qualcos’altro (in quel caso, le atmosfere spaghetti western, il country-folk degli anni Sessanta e il surf-pop del decennio successivo), Pick-Up Full of Pink Carnations si presenta come (la cartella stampa conferma) “un ritorno al sound del magico esordio del 2011”. Ma i tempi sono cambiati e non ci sarebbe manco bisogno di dirlo. 

Tracklist
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Discografia
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  • 1 Sometimes, I Swear
  • 2 Heartbreak Kid
  • 3 Lunar Eclipse
  • 4 Discount De Kooning (Last One Standing)
  • 5 Primitive Man
  • 6 Sunkissed
  • 7 Another Nightmare
  • 8 Love To Walk Away
  • 9 The Dreamer
  • 10 Anonymous in Los Feliz
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