Album

Ultraglide in Black

21 Maggio 2022 punk soul funk garagerock

Tra gli esponenti della generazione garage anni 80 e 90 che hanno saputo affrontare la transizione al decennio successivo senza farsi troppo problemi (e anzi allargando ulteriormente il proprio pubblico, senza naturalmente diventare per questo delle rockstar) c’è sicuramente Mick Collins. Con i Gories e i Blacktop aveva già tenuto alta la bandiera del r’n’r più primitivo e “di base” in un periodo ben poco ricettivo verso quel genere di cose, al di fuori della solita irriducibile conventicola di iniziati.

Nel momento in cui per strani corsi e ricorsi storici il mood torna a essere favorevole alle chitarre e al one-two-three-four, questo vecchio ragazzaccio di Detroit (e dove, se no?) ne approfitta ampliando tuttavia la palette sonora e la potabilità della proposta. Se nella formula minimale dei Gories non c’era traccia di basso, nei Dirtbombs ce ne sono addirittura due, così come di batterie. Un suono dunque più corposo e accattivante, consapevole omaggio alle classiche soul-revue dei 60s, che “punkizza” senza snaturare troppo le radici soul, funk e r&b di Collins.

Ultraglide in Black è un titolo che dice già quasi tutto, il resto lo spiega la scaletta: un solo brano autografo, il resto sono tutte cover di monumenti della musica nera. Da Smokey Robinson a Sly Stone, da Stevie Wonder a Curtis Mayfield, da Marvin Gaye a Gamble & Huff, da George Clinton a …Barry White. Tanto per ricordare che garage e rock’n’roll non sono solo patrimonio di giovanotti bianchi annoiati, ma affluenti di un unico fiume, se si risale il corso del quale sempre lì si arriva: al cuore nero della popular music. Fedele alla sua missione di riconoscere il giusto tributo ai vari suoni che lo hanno svezzato, Collins ripeterà l’esperimento con la bubblegum e addirittura con la techno.

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