Album

Fragments

6 Novembre 2020 ambient techno elettronica idm

La discografia di The Black Dog, nelle sue varie incarnazioni, rappresenta una pagina fondamentale ed imprescindibile per capire l’evoluzione della label Warp prima, e dell’intera scena elettronica britannica dagli anni 90 in poi. Da circa vent’anni il membro fondatore Ken Downie, dopo la scissione della formazione originale, ha portato avanti, coadiuvato da Martin e Richard Dust, una visione della techno che non ha lasciato per un secondo spazio a compromessi di qualsiasi tipo. Un ostinazione questa che non sempre ha favorito il prodotto finale messo sul mercato. Nonostante le migliori intenzioni, una certa cupezza generale dei toni ed un aria vagamente stantia hanno in parte invalidato alcune delle prove discografiche più recenti.

Fa decisamente meglio questo Fragments, forse grazie ad un nuovo modus operandi che lo stesso Downie riassume così: «…sono cambiate molte cose dai primi anni 2000 in poi, in particolare da quando abbiamo deciso di provare il sistema di membership di Patreon. Abbiamo cominciato a pensare a come venire incontro alle aspettative dei nostri sostenitori piuttosto che proporre un un album dopo l’altro. Inizialmente ci è sembrato piuttosto insolito e non proprio confortevole, nonostante questo abbiamo deciso di proseguire in questa direzione chiedendo riscontri». Oltre a questo, il primo lockdown del 2020 ha costretto il trio a continuare a lavorare al progetto da remoto.

Le diciassette tracce finali presentano a un primo ascolto meno attinenze con il materiale dancefloor del trio, il che a conti fatti non sembra una scelta malvagia; minimali e allo stesso tempo ingegnosamente musicali, accomunate da un insolita leggerezza di tocco ed altamente atmosferiche, costituiscono nell’insieme un bel quadro del potenziale che questo storico marchio ancora conserva.

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