Album

Daylight Daylight

7 Novembre 2025 cantautori psych folk

Dopo l’esperienza nel quartetto avant-jazz Beings e l’album ambient Music For Writers pubblicato qualche mese fa, Steve Gunn si conferma musicista prolifico ed eclettico tornando nuovamente alla canzone a quattro anni da Other You, in una formula che rappresenta insieme una continuazione e una deviazione dai tre fortunati album pubblicati su Matador a partire dal 2016 (con Eyes On The Lines), che lo avevano definitivamente consacrato come uno dei chitarristi e songwriter americani più originali e apprezzati della sua generazione.

Registrato a Chicago con l’amico James Elkington, già produttore di The Unseen in Between (2019) e qui in veste di arrangiatore e collaboratore principale, Daylight Daylight accantona le frequenze più (indie) rock di quei lavori e abbraccia del tutto una morbida, tenue e nebbiosa psichedelia folk, in una veste più intimista e dilatata – complice l’apporto minimale di alcuni ospiti in luogo di una vera band come in passato – non lontano dal collega e sodale Riley Walker. Composizioni spaziose e spesso al di sopra dei cinque minuti di durata (Hadrian’s Wall, o la stessa traccia omonima), forse più adatte alla primavera che all’incipiente autunno, con il cuore rivolto a Nick Drake e alle partiture ariose e primaverili di Robert Kirby ma anche al Lanegan degli esordi (Morning On K Road) e perfino a certi Go-Betweens acustici (Nearly There), laddove il suo chitarrismo sempre magistrale e mai invadente rimane protagonista con le sue reminiscenze di John Fahey e John Martyn. Una certezza.

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Discografia
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  • 1 Nearly There
  • 2 Morning on K Road
  • 3 Another Fade
  • 4 Hadrian’s Wall
  • 5 Daylight Daylight
  • 6 Loon
  • 7 A Walk
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