Album
Agua de Jamaica
-
Tony D'Onghia
- 30 Marzo 2022
Che il titolo non tragga in inganno. Agua de Jamaica non fa riferimento al genere reggae e alle distintive ritmiche caraibiche. Non tragga in inganno nemmeno il brano d’apertura di questo progetto realizzato in collaborazione tra il multistrumentista, compositore e produttore statunitense Sylvester Uzoma Onyejiaka II in arte Sly5thAve ed il pianista e compositore messicano Roberto Verástegui. Su un groove di ispirazione “dillaniana” la traccia intitolata Tie Break vede dipanarsi e poi ripetersi un tema di saxofono orecchiabile, molto vicino alla declinazioni piu jazzy dell’hip hop. Ma è chiaro fin da subito che i due musicisti – la cui collaborazione è stata suggellata, in quel di Città del Messico, dalla condivisione di una bevanda denominata proprio “Acqua di Giamaica” – hanno ben altre carte da giocare.
Da qui in avanti infatti, i restanti dodici brani si sviluppano in maniera labirintica ma fluida tra sfuriate di ispirazione spiritual jazz, languide melodie latineggianti e complessi voli solistici di tastiere. Impossibile prevedere quello che gli elaborati arrangiamenti riservano all’ascoltatore una volta svoltato un angolo. Alla base di tutto in sostanza il dialogo tra il sax di Sly5thAve – a cui sono affidati per la gran parte i temi portanti – e le tastiere di Verástegui, a cui spetta l’incarico di mettere in mostra uno spiccato talento solistico ed improvvisativo.
Quest’ultimo ha anche affermato: «Molti dicono che il jazz è morto. Io non credo che sia così. Penso piuttosto che manchino elementi che i maestri possedevano in passato. Come il coraggio e il rischio». In questo senso, i due si fanno portavoce di una sorta di musica totale difficile da etichettare (e tanto meglio così), erede diretta di certo jazz elettrico affermatosi tra gli anni 70 ed 80.
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