Album
Dig Me In: A Dig Me Out Covers Album
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Elena Raugei
- 21 Ottobre 2022
Le Sleater-Kinney celebrano il venticinquennale del loro imprescindibile terzo album di studio, Dig Me Out, uscito all’epoca per Kill Rock Stars (con il coinvolgimento della Matador per il mercato europeo), e lo fanno con una raccolta di cover inedite, Dig Me In: A Dig Me Out Covers Album, in uscita il 21 ottobre 2022, parte dei cui proventi andranno donati al SMYRC, centro per giovani LGBTQIA+ di Portland. L’album è interamente reinterpretato, seguendo la scaletta originale, da un cast comprendente St. Vincent (produttrice peraltro di The Center Won’t Hold), Wilco, Margo Price, Tunde Adebimpe dei TV on the Radio, Courtney Barnett, The Linda Lindas, Jason Isbell and Amanda Shires, Low e altri ancora. Anche la copertina, ripresa in chiave animata da Cristina Daura, ricalca quella del 1997, che era a sua volta un omaggio ai Kinks di The Kink Kontroversy.
Va detto che la carica tanto dinamitarda, nelle incontenibili sonorità elettriche, quanto rivoluzionaria, nella portata dei contenuti post-riot grrrl e soprattutto nell’urgenza con cui venivano espressi, è ovviamente non replicabile in sede di queste reinterpretazioni, spesso del tutto stravolte – un merito, sulla carta – ma in verità spesso abbastanza sottotono, specie in virtù del materiale incendiario di cui sopra. Uno degli episodi più incisivi è forse la Dig Me Out in inquieta chiave electro di St. Vincent, mentre Courtney Barnett con una slabbrata Words and Guitar – scelta come primo singolo con relativo video – e The Linda Lindas con la più festosa Little Babies fanno comunque bene mantenendosi abbastanza fedeli al modello di base.
Prodotto da John Goodmanson, Dig Me Out è stato il primo album pubblicato dalla leggendaria formazione a tre composta della fondatrici, cantanti e chitarriste Carrie Brownstein e Corin Tucker assieme alla batterista Janet Weiss, che ha poi abbandonato la band nel 2019. Dig Me Out è in qualche modo anche l’album che ha definito il sound storico delle Sleater-Kinney, all’insegna di un punk-rock dalle trame più articolate e dai dettagli più nitidi, dai ritornelli sempre a presa immediata. L’album è stato inserito dalla rivista inglese Spin fra i migliori dischi del ventennio 1985-2005, mentre Rolling Stone ha eletto la title-track come una delle migliori cento guitar-songs di tutti i tempi.
Gli artisti che appaiono in Dig Me In non hanno fatto delle cover delle tredici canzoni originali bensì le hanno reinterpretate e re-immaginate. Attraverso l’aggiunta di layer o la sottrazione di chitarre e batteria, hanno fornito una nuova modalità di approcciarsi alle canzoni. Rabbia fresca, gioia, dolore, riciclo, scaltrezza e desiderio. Altre interpretazioni rallentano o estendono le canzoni, scambiando l’urgenza con la contemplazione, la stanchezza o anche un pizzico di sollievo.
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