Album

The Ruby Cord

18 Novembre 2022 pop indie lo-fi

Il nuovo e settimo album del cantautore sui generis di Newcastle si intitola The Ruby Cord ed il disco che chiude una ideale trilogia iniziata nel 2017 con Peasant e proseguita nel 2020 con 2020. O almeno si dovrebbe chiudere, perché con le abitudini estemporanee e un po’ bizzarre di Richard Dawson non è mai detto (e probabilmente neanche l’ufficio stampa della sua etichetta sa bene se fidarsi…).

Con il suo stile tra cantautorato molto british, sonorità indie e un approccio super lo-fi che guarda più alla sostanza che alla forma, Dawson ha già conquistato il pubblico per la sua ironia unica e ne hanno fatto uno dei cult-act più interessanti degli ultimi 15 anni. Questo disco torna a occuparsi dei temi sociali cari al suo autore, che ha per l’occasione rispolverato il suo sguardo tagliente e ironico declinandolo in sette nuovi brani. Sul piano tematico, sappiamo inoltre che dopo il disco sul medioevo (Peasant) e quello sul presente (2020) questo è un disco sul futuro e i toni saranno fantascientifici e virtuali.

Anche sul piano musicale la squadra è grossomodo la stessa. Come gli altri due terzi della trilogia, il disco è stato registrato con Sam Grant ai Blank Studios di Newcastle-upon-Tyne in compagnia dei collaboratori abituali Rhodri Davies, Angharad Davies e al batterista Andrew Cheetham.

In apertura del disco, probabilmente il brano più lungo e ambizioso mai scritto da Dawson. The Hermit infatti dura una quarantina di minuti ed è ispirato a un brano dello stesso Dawson, ovvero The Vile Stuff, contenuto nel (criticamente) fortunato Nothing Important. Il brano è anche accompagnato da un video della stessa durata firmato dal regista James Hankins e racconta la storia di un solitario che vive in un bucolico mondo dei sogni.

Tracklist
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Discografia
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  • 1 The Hermit
  • 2 Thicker Than Water
  • 3 The Fool
  • 4 Museum
  • 5 The Tip pf an Arrow
  • 6 No-one
  • 7 Horse and Rider
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