Album
Twelve Carat Toothache
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Riccardo Zagaglia
- 5 Giugno 2022
Mentre stiamo scrivendo queste righe, Post Malone ha due album tra i cinque più ascoltati di sempre su Spotify (beerbongs & bentleys al 2° posto e Hollywood’s Bleeding al 4° posto, probabilmente destinato nel tempo a superare il predecessore) e il terzo, Stoney, in tredicesima posizione. Questo per delineare la portata numerica di uno dei nomi che nel bene e (soprattutto) nel male ha caratterizzato maggiormente il pop del lustro 2015-2020.
Il quarto album Twelve Carat Toothache è, per il momento, partito in sordina rispetto alle previsioni. Stilisticamente, la trap degli esordi funge sempre più da mero contorno di un pop contaminato che ormai sembra appartenere ad una stagione passata nonostante i featuring di pesi massimi delle top40, oggi lanciati più che mai (da Doja Cat a The Weeknd, passando per The Kid Laroi e Gunna) che in più di un occasione tendono a mettere in secondo piano il main artist del progetto. A proposito di featuring, decisamente disastrosa la (sulla carta curiosa) collaborazione dei Fleet Foxes (Love/Hate Letter to Alcohol).
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