Album
Oxhy - storing meat in the belly of my brother
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Giuseppe Zevolli
- 8 Settembre 2020
Se la copertina del suo EP per Quantum Natives Respite Unoffered (2017) poteva ricordare l’immaginario dei Coil più scatologici, i 28 minuti del nuovo EP dell’artista di South London Oxhy non possono che rinverdire il paragone con il duo icona dell’Hidden Reverse britannico. In storing meat in the belly of my brother Oxhy, che oltre a collaborazioni con Yves Tumor, Elysia Crampton e Felix Lee vanta una fama di agitatore e organizzatore di serate nella Londra del Sud associate al collettivo Xquisite Nihil, all’elettronica d’assalto delle sue tracce degli ultimi anni (si ascoltino, in particolare, Burning Tories e The Coming Elation) preferisce un’ambient che, proprio come quella dei migliori Coil risulta distensiva solo in apparenza. Tra il frusciare dell’acqua, l’eco di un lontano coro, qualche carezza di rumor bianco, scandite note al sintetizzatore, nei movimenti di storing meat in the belly of my brother si percepiscono una fascinazione per esoterismi folk e l’incombere di un cataclismatico momento di ripartenza.
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