Album

Drum Temple

16 Aprile 2021 elettronica

Da nuove roccaforti elettroniche come Shangai (con SVBKVLT) a quel ribollente portale afro-caraibico-asiatico che è l’underground londinese (vedi Hyperdub e il sempre attivo boss Kode9) la contaminazione e la complessità associata al ritmo è sempre centrale e dopo un anno di pandemia lo è ancor di più. Lo dimostra questa nuova uscita NAAFI, label con base messicana e lunghi tentacoli nell’America Latina (e oltre), che all’interno di questa fitta maglia di sperimentazioni e cross-pollinazioni si è configurata, in dieci anni di attività, come una realtà assolutamente preziosa, nonché come punto di riferimento per il continente.

OMAAR, ovvero Omar Suárez da Mexico City, è un altro di quei producer che stanno tentando nuove eccitanti strade partendo dall’incrocio tra uk funky (che di anni, ridendo e scherzando, ne ha compiuti più di 10), gqom (realtà sudafricana dalla nicchia ormai consolidata) e quel generazionale intruglio di dembow, dancehall e raeggaton. Drum Temple arriva dopo circa due lustri di attività dietro la console più che alla produzione. Lo abbiamo ascoltato accanto a Gaika in Nine Nights su Seguridad, sempre su NAAFI, e in una compilation del 2017 su Super Kitchen (con l’ottima Strong), non molto, ed è anche per questo che questo debut sorprende, vuoi per coerenza, vuoi per tocco raffinato, timbriche e potenza. Il disco sembra settare il proprio mood su un’evocativa forza rituale/ancestrale sulla quale s’innestano vocioni post-colonialisti e un magico incastro di rintocchi legnosi, step sintetici, casse con l’eco, bassi marciti e micidiali locked groove. Drum Temple, la title track,  ne è il perfetto esempio circolare, mette il lucchetto a un afoso motivo tribale che si colora di una giungla di sample animaleschi e misurati effetti, Jungla – tra citazioni, ehm, jungle e effetti eski – sceglie la via della sottrazione, omaggiando la gelida prosa di casa Weightless. Ottima scelta per un’intro. Ritmo ingrana la parte più avant-dancefloor del set incastrando uk funky e gqom, ostinati fischietti e un sample vocale altrettanto serrato con Mystery Man a rincarare la dose con della dembow sotto speed.

In conclusione abbiamo tre remix di producer del giro NAAFI, Lao accentua il tiro tech-house distopico di Drum Temple, cosa che fa anche e con ancor più forza Nick Leòn su Traib. WRAC su Ritmo gli preferisce il binario house. Ottima chiosa per un disco che già conta su sette bombe a orologeria.

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