Album

A Short History of Decay

27 Febbraio 2026 indie shoegaze

I Nothing non hanno mai trovato plateali consensi di pubblico e di critica ma hanno sempre portato a casa il risultato (tutti e quattro gli album pubblicati fino ad oggi sono solidi) finendo per anticipare ed influenzare (insieme ai fratelli/cugini Whirr e Cloakroom) parte di tutto il filone 20s zoomergaze con il proprio gloom-gaze a tinte scure, sognante ma anche granitico. Un punto intermedio tra la lezione 90s dello shoegaze con chitarre alternative e contorni post-hc (Hum ad esempio) e le recenti derive per la gen-Z (dai Wisp alla riscoperta dei Deftones).

Pubblicato via Run for Cover, il quinto album (sesto se consideriamo When No Birds Sang con i Full of Hell) intitolato A Short History of Decay dimostra che a Dominic Palermo e soci non interessa cavalcare l’onda: si tratta infatti del loro album meno ancorato agli stilemi del genere e parallelamente quello più aperto a contaminazioni stilistiche. Abbiamo infatti una marcata tendenza alla malinconica semi-ballad dal sapore vagamente late-90s via Radiohead (Purple Strings) che talvolta sfiora il post-britpop (Never Come Never Morning) e una maggiore presenza di elementi elettronici, come nel caso di Toothless Coal (una sorta di centrifuga noise-baggy) e di Cannibal World, densissimo brano breakbeat-gaze molto (ma molto) vicino alle sperimentazioni dei My Bloody Valentine di Wonder 2.

Un lavoro per certi versi più coraggioso che aggiunge eterogeneità e complessità ma che – rispetto ai predecessori – difetta forse un po’ a livello melodico.

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Discografia
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  • 1 never come never morning
  • 2 cannibal world
  • 3 a short history of decay
  • 4 the rain don’t care
  • 5 purple strings
  • 6 toothless coal
  • 7 ballet of the traitor
  • 8 nerve scales
  • 9 essential tremors
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