Album
The Great Divide
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Riccardo Zagaglia
- 24 Aprile 2026
Noah Kahan è uno di quei nomi fin troppo facili da odiare: la sua Stick Season (che nel frattempo sta volando verso quota 2 miliardi di ascolti su Spotify) ha avuto una sovraesposizione quasi irritante e, parallelamente, per certi versi è anche colpa sua se per un paio di stagioni abbiamo avuto il timore che potesse ripresentarsi lo spauracchio stomp and holler come a cavallo tra 00s e 10s. Fondamentalmente però l’americano è un’artista innocuo, anzi possiede una scrittura meno scontata di quanto la musica (spesso piatta, patinata e ripulita) potrebbe far pensare.
Questo nuovo album intitolato The Great Divide finirà per – scusate il gioco di parole – dividere ancora di più pubblico e critica e come spesso accade probabilmente la verità sta nel mezzo: i brani piacevoli dove Noah risulta un credibile cantore (talvolta in formato heartland come in American Cars o nella Fenderiana The Great Divide) avvicinandosi ad un Zach Bryan non mancano ma sono davvero tanti i passaggi fiacchi e stilisticamente ruffiani quanto i peggiori Mumford & Sons. Una tracklist eccessivamente lunga (per ovvi motivi commerciali) in questo senso non aiuta.
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