Album
Crystal Vision
-
Edoardo Bridda
- 6 Aprile 2023
Sono passati 17 anni da quel Selected Ambient Works degli anni 00s che è stato (ed è) Drowning In A Sea Of Love e Nathan Fake non è più il genietto di un’elettronica che si pensa indie o di un indie che si vuole elettronica. Il producer di Norfolk, dopo la trilogia sulla Border Community di James Holden oggi pubblica in proprio attraverso Cambria Instruments ciò che rappresenta una personale versione delle musiche synth based proposte da Warp negli anni ’90.
Aphex Twin di cui sopra, da sempre nume tutelare, ma anche Boards Of Canada, le trame più oniriche della trance che lo legano a Holden, i riferimenti del caso sono sempre gli stessi, ma è il come a fare la differenza. Fake li ha plasmati secondo una versione immaginifica, conturbante e non meno personale. Se siete rimasti fermi al debut, da queste parti non troverete niente di pastorale. Nessun ufo o numerologie assortite. E neppure facili metafore ipnagogiche con le quali incasellare questa o quella traccia. La Crystal Vision espressa nelle 10 tracce del disco, anche grazie a due interessanti feat. (Clark e Wizard Apprentice), lo vede in pieno controllo di una tenace trama emotiva che emerge da ogni beat e “pentimento” sulla tela sonora.
Il disco si muove nello stesso perimetro del predecessore, Blizzards, con la differenza di un rinnovata ispirazione e qualità compositiva palpabile fin dalla nuvola dronica dell’opener Arrival, alla trance melanconica con la voce della “sensitive introvert” Wizard Apprentice in The Grass fino all’affondo jungle di Amen 96 che già dal titolo fa capire a quale breakbeat e anno ci riferiamo negli annali del genere. Di livello anche i numeri electro, Vimana e Boss Core, che lo ricongiungono al debut (e alle casio) di cui sopra anche in punta di acid e citazioni 90s mai banali.
Un Nathan Fake pienamente in controllo della propria arte. Ispirato come ai tempi del debut, visionario come solo oggi è in grado di essere.
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