Album
Filthy Underneath
-
Elena Raugei
- 20 Febbraio 2024
Filthy Underneath è il quinto album per l’artista britannica Nadine Shah, con origini tra Pakistan e Norvegia, ed è il primo a uscire per EMI North, in data 23 febbraio 2024, a quattro anni di distanza dall’eclettico Kitchen Sink, ruotante attorno ai temi della femminilità e della libera scelta, e a sei da Holiday Destination, dedicato al dramma dei rifugiati siriani e nominato ai Mercury Prize, entrambi recensiti su queste pagine da Beatrice Pagni.
Filthy Underneath rinnova la collaborazione di lungo corso con il produttore Ben Hillier (Depeche Mode, Blur, Elbow), presente sin dagli esordi, ed è stato anticipato da tre ottimi singoli, intriganti nel rendere il songwriting art pop-dark rock blues di Shah – che, leggiamo, si è ripresa la propria vita dopo aver accudito la madre malata terminale, essersi sposata e aver divorziato, aver tentato il suicidio ed essere entrata in riabilitazione – maggiormente cupo e marziale, quasi a riallacciarsi con accresciuti mezzi stilistici alla drammaticità del debutto Love Your Dum And Mad del 2013. Tra le fonti di ispirazione, la musica sacra dei sufi.
Topless Mother shakera groove psych-etno da lezione Goat più The Creatures di Siouxsie e Budgie, anche nell’ironico ritornello di libere associazioni da scadente psicoterapia («Sinatra, Viagra, iguana / Sharia, Diana, samosa / Varuca, Tequila, banana / Alaska, Medusa, gorilla»), mentre Twenty Things rispolvera un crooning da ballad atemporale, tra strumenti analogici ed elettronica, in omaggio ai compagni di riabilitazione caduti sul campo, e Greatest Dancer spinge su sanguigna ritmica tribale per un synth pop dall’enfasi decadente.
Tracklist
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Discografia
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- 1 Even Light
- 2 Topless Mother
- 3 Food For Fuel
- 4 You Drive, I Shoot
- 5 Keeping Score
- 6 Sad Lads Anonymous
- 7 Gratest Dancer
- 8 See My Girl
- 9 Twenty Things
- 10 Hyperrealism
- 11 French Exit
