Album
My Mess, My Heart, My Life.
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Riccardo Zagaglia
- 27 Giugno 2026
Un album che merita un minimo di considerazione esclusivamente per il fatto di essere riuscito ad esordire in seconda posizione nella classifica UK, dietro solo a you seem pretty sad for a girl so in love di Olivia Rodrigo. Ma se il disco della popstar americana contiene ottime canzoni (seppur in patina sonora decisamente post-teen), l’esordio dell’inglese arrivato al successo con la hit Stargazing è un bignami di vuoto pneumatico, di pop terapeutico in formato ipermercato.
Purtroppo non ci siamo mai davvero liberati della deriva fake-folk dello stomp & holler (e il revival degli ultimi anni ne è la conferma) e artisti come Myles Smith riescono a trovare ancora i propri cinque minuti di fama con brani basati su progressioni armoniche rassicuranti, su cori pieni di finto pathos rubacchiati dai già banali Mumford & Sons (o Coldplay più stadium-friendly) e su vulnerabilità/confessionale in formato TikTok, inseguendo le varie A Bar Song (Tipsy) di Shaboozey, Ordinary di Alex Warren, Austin (Boots Stop Workin’) di Dasha o Belong Together di Mark Ambor.
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