Album
Plastic Eternity
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Tommaso Iannini
- 8 Febbraio 2023
Undicesimo album in studio dei Mudhoney, Plastic Eternity, si presenta (dal comunicato Sub Pop) come «una corsa a capofitto tra tutti i protogeneri del rock chitarristico, con un occhio attento alle idiozie di cui è pieno il mondo negli anni venti del XXI secolo». E quindi sulla carta porta avanti la tradizione della band, il cui centro di gravità musicale si trova da sempre dentro un suono energico e distorto di retaggio sixties – una sorta di grunge filologico che più mescolare hard rock, punk e psichedelia per come erano maturati negli anni ’80, attingeva alle sorgenti e alle radici comuni nel garage rock di vent’anni prima, con piglio beffardo e audace.
Se nei temi che il disco tratterà riconosciamo anche la vis polemica quanto il sense of humour del gruppo, che si tratti di temi ambientali (Cry Me An Atmospheric River) o sociali (Human Stock Capital), la gestazione è stata in compenso piena di imprevisti e prime volte, a partire dal fatto di avere registrato tutto in un rush di soli nove giorni allo studio Crackle & Pop, insieme al fidato produttore Johnny Sangster con cui i Mudhoney lavorano ormai da anni (e che in questo caso ha partecipato alla scrittura di alcuni brani), dopo che la pandemia aveva reso praticamente impossibile per un anno e mezzo il ritrovarsi tutti insieme al solito spazio per le prove – trovandosi quindi, i Nostri, a lavorare non su pezzi già fatti, finti, provati e riprovati, ma su idee a volte appena abbozzate, improvvisando come per Move Under, nata da una sorta di jam, o ficcando cose un po’ più strane qui e là tra cui i synth in Flush the Fascists o il vocoder in Plasticity, dentro un sound che comunque mantiene lo stesso ethos rumoroso delle origini. Tra le novità ci sarebbero anche due “canzoni d’amore” (genuine love songs, le definisce il comunicato), i cui protagonisti sono un po’ particolari e inaspettati: Tom Herman, uno dei chitarristi preferiti da Mark Arm (in Tom Herman’s Hermits), e un cane di razza Pomeranian Russell (in Little Dogs).
Plastic Eternity porge come (finora) unico biglietto da visita un pezzo, Almost Everything, che ha un bel groove, molto rollingstonesiano (à la Sympathy for the Devil con tanto di bonghi), sventagliato di chitarre in fuzz. L’undicesimo lavoro in studio dei Mudhoney, che intanto si apprestano a tagliare il traguardo dei trentacinque anni di carriera, si propone come la risposta «a un mondo che si sta riempiendo di spazzatura. L’umanità resta assuefatta all’inquinamento anche se il clima si surriscalda minuto dopo minuto. C’è gente che prende pastiglie di vermifugo per cavalli perché un cretino in tv ha detto che servono a curare il Covid. Mentre Tom Herman, chitarrista dei Pere Ubu, pionieri dell’avant garage, non ha ancora una pagina Wikipedia dedicata».
Tracklist
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Discografia
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- 1 Souvenir of My Trip
- 2 Almost Everything
- 3 Cascades of Crap
- 4 Flush the Fascists
- 5 Move Under
- 6 Severed Dreams in the Sleeper Cell
- 7 Here Comes the Flood
- 8 Human Stock Capital
- 9 Tom Herman's Hermits
- 10 One or Two
- 11 Cry Me an Atmospheric River
- 12 Plasticity
- 13 Little Dogs
